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Pozzato: «Rapporto tra generazioni e sostenibilità della responsabilità, le sfide che abbiamo davanti»

Da “La Voce dei Berici” di Marta Randon

Dopo due mandati, sei anni totali, la presidente passerà il testimone a marzo 2020.

«Passo il testimone con grande serenità, il cambio è cosa buona e giusta. Ed è l’unico modo perché l’associazione si rinnovi. Spero nel rilancio. Lascio la responsabilità, ma resto una socia fedele».

Caterina Pozzato è giunta alla fine del suo secondo mandato da presidente dell’Azione Cattolica e in questi giorni è impegnata nell’accompagnamento al rinnovo associativo nelle varie parrocchie. Le nuove elezioni si terra a marzo 2020. Dopo 6 anni da presidente al telefono non comunica tristezza o nostalgia, ma forza e positività, nonostante i numeri dell’associazione siano in calo.

Caterina, a proposito di numeri, sabato 8 dicembre in tutte le parrocchie nelle quali è presente l’Ac si tiene la festa dell’adesione, un incontro importante per fare un bilancio e mettere le basi per il futuro. Il calo degli aderenti a che cosa è dovuto?

«Il calo degli aderenti è cominciato qualche anno fa ed è fisiologico. In parte è legato alla riorganizzazione della Diocesi: i laici impegnati in Ac hanno anche altri incarichi. Ci sono poi problemi di studio, lavoro, famiglia per alcuni animatori che sono meno presenti nelle parrocchie. Quando diminuiscono i gruppi di Acr o giovanissimi per mancanza di animatori disponibili il peso numerico si sente.
Un’altra ragione sta nell’investire nel singolo laico e meno nell’impegno del laicato associativo. In questo senso c’è da lavorare.
In realtà l’associazione è ancora numerosa con 8000 soci e con 117 associazioni parrocchiali. A breve si terranno i rinnovi delle presidenze nelle parrocchie e probabilmente il numero calerà un po’ a causa delle fusioni con la nascita delle Up. La partecipazione è comunque forte. Chiaro che occorre che tutta la comunità ci creda. Ecco il senso di festeggiare insieme l’8 dicembre».

Come avete pensato di contrastare il calo dei soci e, in generale, la disaffezione alla Chiesa.

«Per rendere più consapevole e desiderabile la scelta dell’adesione proponiamo innanzitutto iniziative per curare la vita spirituale personale, unite a occasioni di riflessione comunitaria, di festa, puntando molto sull’attualità, su quello che accade nel mondo oggi. Sono tematiche richieste soprattutto dal mondo adulto, ma è necessario proporle anche ai più giovani. Non a caso il tema dell’Acr di quest’anno è “Abitare la città”. Puntiamo sugli stimoli che ci vengono dalla Cittadinanza attiva e da proposte culturali che arrivano da altre associazioni, ad esempio la Rete di Sale. Credo che questa sia la strada da battere nei prossimi anni. In generale penso sia importante coltivare uno sguardo buono sul mondo, prendendosi cura della propria interiorità. Faccio mio un pensiero di Mazzolari: invece di guardare i campi a novembre, io aspetto di guardarli a febbraio, quando sì, c’è ancora il gelo ma c’è anche aria di primavera. E poi quel poco che si fa, bisogna sempre farlo con passione. Come Adele, 104 anni, alla quale ho telefonato nei giorni scorsi e mi ha risposto con vivacità».

Personalmente come vive la sua adesione da molti anni all’Ac?

«È senza dubbio un valore aggiunto. In associazione vivo qualcosa che “fuori” non c’è. Stare insieme, tra generazioni, progettare insieme è bellissimo e impagabile. Anche nel mondo scolastico c’è relazione tra giovani e adulti, ma quello che succede in Azione cattolica è davvero comunione, condivisione, progettazione e scelte comuni.
Stare in Ac è una grazia che ho ricevuto. Come il lievito della pasta, la singola voce è importante però si spegne per l’insieme dell’associazione e della comunità».

Concludendo mi dica due sfide per il futuro.

«La prima è l’intergenerazionalità con gli adulti che devono lasciare spazio ai giovani, senza però sottrarsi alla responsabilità. La seconda è rendere sempre più sostenibile la partecipazione con un’organizzazione più vivibile, snella e leggera per poter conciliare al meglio la vita associativa con quella familiare».

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