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Ac vicentina e santità popolare: Angelo Giuliari

Ac vicentina e santità popolare: Angelo Giuliari

* Settimo protagonista del nostro cammino di riscoperta dei testimoni di santità legati all’Azione Cattolica vicentina.

 

Ci sono almeno due motivi per ricordare Angelo, riscoprire la sua figura e ravvivare la memoria su questo “santo di casa nostra” al quale l’Azione Cattolica Vicentina, ma non solo, deve moltissimo e può ancora molto ricevere, illuminando la sua vita e ripercorrendo il suo servizio alla Chiesa e alla società:

  • sono passati 30 anni dalla sua morte (16/02/1990);
  • 50 da quando, con la prima Assemblea elettiva diocesana del Nuovo Statuto nell’ aprile del 1970, venne eletto come primo presidente unitario ed avviò il nuovo cammino dell’ACVicentina.

La vita di Angelo è una pagina di Vangelo e di storia del cattolicesimo vicentino.

Una pagina aperta sulla vita ordinaria e quotidiana di un grande uomo di fede, “laico nella Chiesa e cristiano nella società”, fedele alla Chiesa e alla Tradizione, ma sempre attento alla storia ed aperto al nuovo; una pagina che si apre, ripercorrendo la lunga militanza cattolica di Angelo, su una storia gloriosa, ma sempre più dimenticata e sconosciuta, di molti decenni prima ma su i primi anni del dopo Concilio.

Don Giuseppe Dal Ferro, per molti anni Assistente dell’ACVicentina, così scrive di Angelo nel trigesimo della sua morte (marzo 1990): “Nei trent’anni che ho lavorato con Angelo (negli anni 60 nell’Unione Uomini , di cui Angelo fu Presidente Diocesano e negli anni 70 come Presidente unitario e primo Presidente della Consulta) ho apprezzato in lui la sintesi degli opposti, attraverso una fede indiscussa e una limpidità di comportamento. Da Angelo si potevano conoscere anche le cose sgradite, ma poi si poteva essere certi dell’amicizia a patto di una piena sincerità. Due i suoi atteggiamenti di fondo: uomo fedele, uomo mai servile.”

Ho citato questo passo, di un bellissimo testo di Mons. Dal Ferro, perché riassume benissimo la misura della sua santità e la memoria viva e grata che, personalmente conservo per gli anni, dal 1970 alla morte nel 1980, in cui gli fui vicino nel nuovo cammino dell’ACVicentina, prima come vice per i giovani e, poi, dal 1976 come Presidente.

Angelo era nato nel 1923, primo di 7 figli di Giovanni Giuliari, avvocato, nota figura del movimento cattolico e antifascista; fu nominato presidente, nel 1945, del Comitato Provinciale di Liberazione e divenne poi primo presidente della provincia fino alla morte improvvisa nel 1951.

Rimase orfano della mamma a 9 anni (morta dopo aver dato alla luce due gemelli) e per 5 anni venne accudito da una sorella della mamma, fino a quando il papà sposa Luisa Poli (una signora che ricordo di grande discrezione e saggezza, molto attiva nel Centro Italiano Femminile di cui fu presidente fino agli anni 80) e dalla quale avrà altri due figli.

Angelo cresce e frequenta la parrocchia dell’Araceli, dove negli anni 40 è capellano don Ottorino Zanon e il Patronato Leone XIII (il vero cenacolo formativo della città per l’azione cattolica e per gli scout) ed è, da subito, molto attivo nella vita dell’ACI e degli Scout. Gli Scout, anzi, contribuì a rifondarli a Vicenza, dopo la Liberazione (il Fascismo, infatti, li aveva soppressi) e ne fu subito uno straordinario animatore e, poi, responsabile fino agli anni 50, quando il suo impegno associativo si volge tutto e definitivamente all’Azione Cattolica. Gli Scout, però, gli rimarranno nel cuore e ne trasmise la vocazione e passione alla figlia Luisa, ma soprattutto vide e visse la pluralità e la varietà dell’associazionismo cattolico come una ricchezza da promuovere per la diversità dei carismi e la necessità del confronto e della collaborazione. Nel 1970, quando fu avviata la Consulta Diocesana per l’Apostolato dei Laici ne fu il primo Presidente; mi volle con sè in presidenza e lì imparai a conoscerlo ancora più a fondo in questa dimensione.

Nel settembre del 1951, era da un anno Presidente Diocesano della GIAC, viene assunto (si era diplomato in Ragioneria al Fusinieri) in Banca Cattolica e, durante una “due giorni” a Tonezza conosce Agnese Cacciavillan che sposa nel 53, e tra il 54 e il 60 nascono i primi 5 figli, mentre il sesto alcuni anni più tardi.

Una famiglia numerosa (fonderà tra l’altro l’Associazione Famigli Numerose) che lo segue nei vari spostamenti in provincia, ma non gli impedisce mai la militanza e l’assunzione di incarichi associativi e sempre con una attenzione alla politica vissuta, però, con una rigorosa distinzione dei ruoli e dei campi.

In tempi in cui non era facile per un socio e ancora di più per un dirigente dell’ACI, già adulto, prendere le distanze da una certa confusione dei ruoli tra politica e pastorale praticata spesso dai Comitati Civici, Angelo seppe sempre e con coraggio salvaguardare l’autonomia dell’impegno ecclesiale.

Questa per me, che venivo da una esperienza associativa rigorosa nella distinzione dei ruoli, fu la nota che mi fece subito guardare ad Angelo come ad un uomo che aveva vissuto con entusiasmo la stagione del Concilio, un Adulto davvero esemplare con cui condividere il nuovo cammino dell’ACI e a legarmi a lui con grande stima e piena fiducia.

La sua guida degli Uomini Cattolici, negli ultimi anni 60 e fino al Nuovo Statuto, fu decisiva per preparare il radicale rinnovamento dell’associazione a Vicenza senza le resistenze che questo Ramo ebbe in molte altre diocesi e fu ancora più importante per accompagnare il cammino unitario dell’ACI, ascoltando e valorizzando i giovani con particolare attenzione.

La grandezza di Angelo va però cercata soprattutto nella sua Fede: semplice come quella di un bambino, radicata nella Tradizione, con una fiducia nella Provvidenza disarmante. Ne percepivi, standogli accanto, una autenticità profonda vissuta, però, in una forma mai ostentata, in modo discreto e sempre rispettoso dei non credenti e dei non praticanti.

Questo stile lo accompagnò anche negli anni della malattia, che lo colpì ancora giovane e con la quale seppe convivere per più di vent’anni con la stessa serenità, rendendo così ancora più forte e credibile la sua testimonianza.

Il mio ricordo, sempre vivo e tanto grato, è certo inadeguato per far memoria della vita, del servizio e soprattutto della santità di Angelo, ma lo consegno come un primo appunto per una ricerca che sarebbe bello proseguire.

Fernando Cerchiaro

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