Home / News / Ac e santità popolare: Josef Mayr-Nusser

Ac e santità popolare: Josef Mayr-Nusser

Ac e santità popolare: Josef Mayr-Nusser

* Undicesimo incontro nel nostro percorso sulle tracce dei testimoni di santità legati all’Azione Cattolica. Per la spiegazione del progetto e le “puntate precedenti”, clicca QUI.

Beato Josef Mayr-Nusser (1910-1945)

«Könitz, 27 settembre 1944
Carissima Hildegard! 
Una preoccupazione affliggerà anche te da quando sai che presto servizio nelle SS. Non ho dubitato un attimo su come mi comporterei in una simile situazione e tu non saresti mia moglie se ti aspettassi qualcosa di diverso da me. La coscienza di ciò, carissima sposa, questa spontanea concordanza riguardo a quanto abbiamo di più sacro, è per me un’indicibile consolazione. Ciò che affligge il mio cuore di più è che la mia testimonianza, nel momento decisivo, possa causare a te, fedelissima compagna, disgrazia temporale. L’impellenza di tale testimonianza è ormai ineluttabile, due mondi si stanno scontrando. I miei superiori hanno mostrato fin troppo chiaramente di rifiutare e odiare quanto per noi cattolici vi è di più sacro e intangibile. Prega per me Hildegard, affinché nell’ora della prova io agisca senza timori o esitazioni secondo i dettami di Dio e della mia coscienza. Il fatto che sono cittadino italiano potrà forse essere, nel momento decisivo un’attenuante agli occhi dei giudici. In ogni caso sarà bene essere preparati anche per le peggiori evenienze. Ma tu sei una donna coraggiosa, una donna cristiana, e nemmeno i sacrifici personali che forse saranno richiesti ti potranno indurre a condannare tuo marito perché ha preferito perdere la vita piuttosto che abbandonare la via del dovere. Qualunque cosa possa avvenire, ora mi sento sollevato, perché so che sei preparata e la tua preghiera mi darà la forza di non fallire nell’ora della prova.
Insieme al piccolo Albert ti saluto e ti bacio con tutto il mio amore.
Tuo marito».
Queste sono le parole dell’ultima lettera che Josef Mayr-Nusser scrisse alla moglie prima di rifiutare il giuramento ad Hitler il 4 ottobre 1944.
A dire la verità questo articolo potrebbe finire qua, con un semplice ma sincero invito a leggere la biografia e le lettere del beato altoatesino. Ma mi viene chiesto di scrivere di lui come di un santo della porta accanto, di parlare di una santità alla quale tutti siamo chiamati: quella quotidiana.
Josef Mayr-Nusser, però, non è un santo qualunque. Anche il Corriere della Sera, nel 2005, ha scritto di lui paragonandolo ad un “antico martire che, rifiutandosi di adorare gli dei pagani, viene gettato nell’arena dei leoni”. Quindi, come si può scrivere scrivere di un martire della porta accanto? Forse iniziando a parlare di Mayr-Nusser semplicemente come il presidente della sezione maschile dei giovani di Azione Cattolica di Bolzano che vive la sua fede con serietà e “passione per il rinnovamento liturgico”. In anticipo di trent’anni sul Concilio Vaticano II, questo desiderio di rinnovamento porta lui e i giovani della sua diocesi a partecipare settimanalmente alla messa comunitaria, traducendo in lingua tedesca ciò che il sacerdote pronunciava in latino. Quell’attenzione e quell’intraprendenza non si possono leggere semplicemente come voglia di cambiare le cose: Josef Mayr-Nusser e l’Azione Cattolica bolzanina si sono resi attenti ascoltatori dello Spirito Santo e profeti di un tempo di cambiamento.
Oppure si può parlare, con non poca ammirazione, di un attento cittadino meticoloso nel suo lavoro di cassiere, sensibile e generoso nel suo servizio alla Conferenza di San Vincenzo, capace di conoscere e analizzare la situazione siocio-politica del suo tempo, intrepido sostenitore di una testimonianza coraggiosa fatta di quotidianità che porta la luce di Cristo nel mondo. In un articolo del 1938 pubblicato nel “Jugendwacht”, il periodico della Gioventù Cattolica sudtirolese, Josef Mayr-Nusser scrive:
«Noi giovani cristiani siamo testimoni di Cristo solo se prima portiamo in noi il santo Essere, l’essere santi, Cristo, e lo portiamo nel mondo consacra emozione, con fede viva. Quando un uomo incontra Dio nella fede viva di un altro uomo, allora si accende la luce nell’anima buia, allora si riconosce Dio. […] La testimonianza senza parole, vissuta quotidianamente dal cristiano attivo, a casa, al lavoro, nei campi, nell’officina, davanti agli uomini. Dale forza emana da un giovane che semplicemente vive in modo cristiano, che deriva tutta la forza vitale dalla recondita fonte della vita cristiana, della vita di Cristo. Tali cristiani sono i testimoni più efficaci, essi conquistano uomini per Dio e convincono gli avversari».
Ma ciò che rende Mayr-Nusser ai nostri occhi un testimone di santità quotidiana è l’amore che lo lega alla moglie Hildegard. È facile farsi scappare una lacrima di commozione rileggendo le parole scritte nelle sue lettere alla moglie. Sono fogli intrisi di tenerezza e consapevolezza: la tenerezza di un bacio inviato da lontano, che racchiude in sé la nostalgia e il desiderio di una nuova familiarità; e la consapevolezza della scelta di aver fondato il loro matrimonio sul “primo amore, profondo, autentico”, come scrive lui stesso da una cella dopo il suo arresto: quello che li legava l’uno all’altra indissolubilmente a Dio.
Devono aver visto questo amore i commilitoni e i militari nazisti quando Josef Mayr-Nusser alzò la mano dicendo che non poteva giurare fedeltà a Hitler. Devono aver visto questa testimonianza d’amore nei suoi gesti coraggiosi, mai giudicanti, ma, al contrario, gentili e attenti anche durante le sue ultime ore di vita. Deve essere stato questo amore a portare la moglie a dirsi «felice che [il marito] sia riuscito a portare fino in fondo il suo atteggiamento ammirevole e coraggioso e a fare ciò che doveva fare […] in libertà e grandezza».
Alla fine di questo semplice pezzo è irrinunciabile concludere con le parole di di questo giovane martire che ci esorta, e lui insieme a noi, ad «essere testimoni! Proviamo, prima di diventare apostoli della parola e dell’azione, a essere dei giovani cristiani e esserlo totalmente. Lo diventiamo presso la sacra fonte degli altari. Su di essi vi è la parola e il corpo di Cristo. All’interno di essi vi sono le spoglie di coloro che erano testimoni fino alla morte».
Giulia Bin
Scroll To Top