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Ac e santità popolare: Giuseppe Toniolo

Ac e santità popolare: Giuseppe Toniolo

* Decimo incontro nel nostro percorso sulle tracce dei testimoni di santità legati all’Azione Cattolica. Per la spiegazione del progetto e le “puntate precedenti”, clicca QUI.

Beato Giuseppe Toniolo (1845-1918)

“Voglio farmi santo
Nel duomo di Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, sono custodite le spoglie mortali del beato Giuseppe Toniolo (Treviso, 1845 – Pisa, 1918), figura di spicco del movimento cattolico, insigne economista e sociologo, iniziatore delle settimane sociali dei cattolici italiani e promotore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Nel fonte battesimale di quel duomo sono diventata cristiana, ho ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana, ho celebrato il matrimonio. La figura del Toniolo ha vegliato e vigilato sul mio cammino di fede e nell’età adulta mi ha affascinato per la sua esemplare testimonianza e per la spiritualità di laico maturo, a pieno titolo inserito nelle vicende della storia nazionale ed europea, beato per il riconoscimento di un miracolo avvenuto proprio a Pieve di Soligo.
Guardare al Toniolo oggi significa però necessariamente collocarlo nella sua “storia” per cogliere ciò che egli ancora continua a dire al nostro tempo.

Una santità semplice, quotidiana
Al di là del suo sistema di pensiero e delle sue strategie operative, egli va riscoperto nella sua interiorità, quella che emerge con speciale intensità nelle pagine del suo diario. Lì si legge il proposito che attraversa tutta la sua vita. “Voglio farmi santo”. Lì si colgono i suoi sentimenti profondi, il calore della sua preghiera, la lotta quotidiana contro le tentazioni, il suo sforzo di umiltà. Era in questa vita interiore il segreto del Toniolo. Qui anche il suo progetto. Così infatti scrisse nel suo saggio Indirizzi e concetti sociali, all’esordire del secolo XX: “Noi credenti sentiamo, nel fondo dell’anima, […] che chi definitivamente recherà a salvamento la società presente non sarà un diplomatico, un dotto, un eroe, bensì un santo, anzi una società di santi”.
Pensare e descrivere la figura del Toniolo solo nei panni dell’intellettuale, amico dei papi, risulta riduttivo. In una lettura attenta della sua corrispondenza e del suo diario emerge l’intuizione spirituale di essere chiamato a farsi santo nel quotidiano della comune vita laicale: famiglia e professione.

Fidanzato
Durante gli studi all’università di Padova, il Toniolo aveva stretto amicizia con i fratelli Gaetano e Renato Schiratti di Pieve di Soligo e spesso era loro ospite anche durante le vacanze estive. In quella famiglia si sentì presto di casa e conobbe la sorella Maria di cui si innamorò, ma che chiese in sposa non di persona, ma con la mediazione del parroco. “Il nostro deve essere un affetto non un sentimentalismo” si preoccupava di chiarire. “Il mio affetto deve gradatamente e quasi inavvertitamente insinuarsi nell’animo tuo, e porvisi accanto agli altri, senza escluderne alcuno, ed anzi accendendoli tutti”.
Al sì definitivo Giuseppe e Maria si prepararono con un anno di fidanzamento, durante il quale vi fu un’intensa corrispondenza che mitigava i non frequentissimi incontri dovuti agli impegni accademici del giovane professore. Ma dalle lunghe lettere si coglie l’ansia dei due di sintonizzarsi su tuttto. Si comunicano le loro piccole espererienze quotidiane, si confrontano sul modo di leggere gli avvenimenti. Discutono perfino di scienza economica perchè Maria vuole capirci anche nel tema degli studi del suo futuro marito, e ne esce una lettera sulla teoria del salario. Entrambi ritengono il fidanzamento un tempo saggiamente istituito affinché “i fidanzati si preparino colla purificazione del cuore, coll’esercizio delle virtù, coll’invocazione della divina grazia, alla partecipazione degna e fruttuosa di quel gran sacramento”.

Sposo
Il 4 settembre 1878 Toniolo sposa Maria Schiratti nella parrocchia di Santa Maria Assunta di Pieve di Soligo, paese che sceglierà anche come sua ultima dimora. Poi il tradizionale viaggio di nozze che ha come tappe Roma, Orvieto, Assisi. Dalle lettere inviate alle famiglie d’origine emerge la gioia e la spensieratezza dei giovani coniugi: “A Conegliano dopo un’ora di viaggio poco più, prima di partire colla ferrovia, abbiamo voluto prendere un brodo coll’ovo battuto! Dopo le due in ferrovia mangiammo di gusto pane e salame, con qualche sorso di vino da far resuscitare i morti…”.
Toniolo sperimenta nel matrimonio un’integrazione, un’intesa che lo sostengono e lo spronano in tutti i campi del suo impegno. “Il papà – ricorda la figlia Teresa – aveva con la mamma una fiducia ed una confidenza completa, tanto che la consultava non solo nella vita di famiglia, ma anche nei suoi lavori scientifici, nella sua attività sociale, nei rapporti con i colleghi. In tutta la vita pubblica e privata vivevano in due”. Maria è una donna intelligente, capace di esprimere un chiaro punto di vista sui problemi, ma allo stesso tempo pronta sempre ad eclissarsi, “rassegnata” ad avere un marito “in mezzadria”, come lei stessa diceva scherzando. Il segreto di una vita di coppia così riuscita era nella condivisione della vita spirituale: non a caso iniziavano la loro giornata partecipando insieme alla messa di buon mattino e scandivano le occupazioni quotidiane con ripetute preghiere ed invocazioni; e sperimentavano, come sostiene Ernesto Preziosi, tra i primi divulgatori della figura del Toniolo, una concezione alta dell’amore sponsale vero e puro allo stesso tempo, e per questo capace di un’azione oblativa, diffusiva di autentica carità.

Padre
Quella di Toniolo fu una famiglia numerosa, rallegrata da ben sette figli, ma anche provata da lutti e sofferenze: la scomparsa prematura dei genitori e di tre figli in tenera età e più tardi di Emilia, già suora di clausura. Anche in questi momenti egli riusciva ad intonare il canto del Magnificat e del Te Deum. Nonostante i suoi numerosissimi impegni professionali e sociali, trovava sempre il tempo da dedicare ai suoi figli giocando con loro, leggendo libri divertenti e addirittura partecipando alle rappresentazioni teatrali che si inscenavano tra le mura domestiche. con il contributo di amici e parenti Alla preghiera di tutta la famiglia e da lui guidata, egli dava posto, alla mattina, con la lettura di una pagina del Vangelo che faceva dopo la prima colazione, e alla sera con la benedizione dei figli dopo la recita insieme delle orazioni, esercitando quello che il concilio Vaticano II definirà sacerdozio familiare. Aveva molto a cuore e seguiva personalmente il percorso formativo dei figli e a questo proposito è significativa una lettera, ricca di richiami alla vita interiore ma anche di consigli pratici, indirizzata al figlio Antonio: “Non stare mai in ozio, fa’ visite, chiacchiera con quelli di casa, va’ ogni giorno, una o due volte, in bicicletta, passeggia, fotografa…”. E alla vigilia della maggiore età l’appello si fa accorato: “Non dimenticarlo mai; dentro di te e fuori di te poni ad obiettivo della tua esistenza il quaerite primum regnum Dei (cercate prima il regno di Dio) e fa’ di cercarlo e di custodirlo con la pietà”.

Docente ed educatore
Toniolo considerava l’insegnamento suo primo e fondamentale compito, benché come conferenziere, o come esponente del Movimento sociale cattolico, avesse interessi ben più vasti. L’ambiente universitario di allora è caratterizzato dall’anticlericalismo, molto presente e potente è anche la massoneria. Spesso egli viene deriso e denigrato come clericale, ma non si intimorisce e continua nella sua testimonianza di un cristianesimo in cui fede e ragione contribuiscono a riscaldare e a illuminare l’umana ricerca. Rigorosa la preparazione delle lezioni, costante l’aggiornamento anche con il ricorso al confronto con pensatori stranieri. Fondamentale il rapporto con gli studenti da “trattare come sacro deposito, come amici del mio cuore da dirigere nelle vie del Signore”. Con essi Toniolo aveva un rapporto severo, ma allo stesso tempo si dimostrava comprensivo ed incoraggiante, soprattutto verso coloro che “non hanno una famiglia che li guidi a dei consigli”. I giovani che incontrava erano un prolungamento della sua famiglia, con loro aveva legami di vera amicizia, spesso lo accompagnavano a casa dall’università, ponendo quesiti, chiedendo chiarimenti, ma anche commentando i fatti del giorno e gli avvenimenti sociali.
Giuseppe Toniolo anche oggi è in grado di parlare alla nostra vita: testimonia che i santi non sono i perfetti, ma coloro che hanno lasciato una traccia nelle loro comunità, portando un frutto duraturo; sono persone vere che hanno legato la propria esistenza al Signore e al mistero del suo amore.

Francesca Zabotti
Vice presidente nazionale Settore adulti 2002-2008

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