Home / News / AC e santità popolare: Giuseppe Lazzati

AC e santità popolare: Giuseppe Lazzati

AC e santità popolare: Giuseppe Lazzati

AC e santità popolare: il senso di un percorso che inizia

150 anni di storia! “È una storia di passione per il mondo e per la Chiesa” – ci ricordava il papa lo scorso anno alla festa in Piazza San Pietro – “e dentro questa storia sono cresciute figure luminose di uomini e donne di fede esemplare, che hanno servito il Paese con generosità e coraggio. Fare memoria di un lungo itinerario di vita aiuta a rendersi consapevoli di essere popolo che cammina prendendosi cura di tutti, aiutando ognuno a crescere umanamente e nella fede, condividendo la misericordia con cui il Signore ci accarezza. Vi incoraggio a continuare ad essere un popolo di discepoli-missionari che vivono e testimoniano la gioia di sapere che il Signore ci ama di un amore infinito, e che insieme a Lui amano profondamente la storia in cui abitiamo. Così ci hanno insegnato i grandi testimoni di santità che hanno tracciato la strada della vostra associazione, tra i quali mi piace ricordare Giuseppe Toniolo, Armida Barelli, Piergiorgio Frassati, Antonietta Meo, Teresio Olivelli, Vittorio Bachelet. Azione Cattolica, vivi all’altezza della tua storia! Vivi all’altezza di queste donne e questi uomini che ti hanno preceduto!”.
Proprio quest’anno papa Francesco ha ripreso con forza nell’esortazione Gaudete et exultate il tema della santità, e, in particolare, della santità popolare, della santità della porta accanto, alla quale tutti siamo chiamati, come al modo ordinario di vivere l’ordinaria esistenza cristiana.
Vale la pena allora ricordare mese per mese i volti di alcuni dei testimoni di santità che ci hanno preceduti.

Venerabile GIUSEPPE LAZZATI (1909-1986)

Il 18 maggio 1986, alle prime luci del giorno di Pentecoste moriva Giuseppe Lazzati, professore milanese a cui l’AC di Vicenza è stata legata in modo speciale: proprio a Vicenza negli anni Cinquanta, parlando ai giovani, Lazzati consegna una delle più belle definizioni del ruolo dei laici, consacratori delle realtà terrestri (è riportata in parte nella regola di vita Mendicanti del cielo alla voce discernimento); tiene ripetutamente, lui laico, esercizi spirituali a Vicenza, anche in Seminario; prima ancora, in campo di concentramento fa amicizia con un giovane impegnato nell’azione cattolica, Giovanni Cielo, che anche grazie alla sua testimonianza maturerà la vocazione al sacerdozio; successivamente coltiva a lungo una profonda amicizia col carissimo Momi Bevilacqua; io stessa, grazie al legame che con lui aveva anche il presidente Fernando Cerchiaro, ho potuto incontrarlo a Recoaro e apprezzare la profondità e ricchezza delle sue parole; infine l’ho incontrato nel corso di un’Assemblea nazionale che lui fu chiamato a presiedere. Mi colpiva l’intensità e la luminosità dello sguardo, impresso in modo indelebile nella mia memoria. M’è parso di trovarne la fonte quando all’eremo di San Salvatore, da lui trasformato in luogo di spiritualità per i giovani, ho letto la scritta posta sulla sua tomba: Il cristiano è nel tempo rivelazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, sintesi della sua spiritualità laicale.

Giuseppe Lazzati è stato dirigente di Azione cattolica, alla quale si è avvicinato da giovane, meditando sulla figura di un altro testimone, Piergiorgio Frassati; dopo la guerra è stato padre costituente, direttore di giornale, docente e rettore dell’Università Cattolica, ma, soprattutto, sempre appassionato educatore delle coscienze dei giovani e cercatore di Dio. Ai giovani prospettava traguardi alti, senza sconti, ma con dolcezza e rispetto della libertà.
A ciascuno di noi, con le parole e l’esempio, ha indicato il dovere di concorrere a costruire la città dell’uomo, sapendo distinguere il piano dell’azione ecclesiale da quello dell’azione politica, distinzione necessaria per non separare fede e vita.

Della sua esperienza nella Costituente ci ha dato questa sintesi, quanto mai significativa oggi a fronte dell’indecente spettacolo politico a cui assistiamo: “Ricordo il lavoro fatto alla Costituente: dialogo da mattina a sera e, a volte, da sera a mattina. E non era certo un dialogo con gli ultimi arrivati, ma con i rappresentanti più autorevoli delle diverse estrazioni culturali. Il dialogo doveva essere condotto con grande pazienza, cercando di far capire che non si voleva imporre nulla alle esigenze dell’uomo. Così si cominciava con dei “no” e si finiva con dei “sì”. Il risultato di quei dialoghi è nei primi articoli della nostra Costituzione e mi piacerebbe commentarne qualcuno per mostrare quanto in essi c’è di vera ricchezza d’umanità a cui soccorre l’insegnamento della Chiesa…” (da La profezia di Giuseppe Lazzati).

Nella sua operosa esistenza, che ha conosciuto anche dolorose incomprensioni, ha rivelato i caratteri di una santità vissuta dentro e attraverso l’esercizio delle responsabilità professionali, civili, sociali, conservando intatto l’amore per la Chiesa, amata come Madre.
La sua figura è stata così ricordata dall’amico Giuseppe Dossetti: “Lazzati è sempre stato un vigilante, una sentinella: che anche nel buio della notte, quando nella sua anima appassionata di grande amore per la comunità credente poteva calare l’angoscia, ne scrutava con speranza indefettibile la navigazione”.

Caterina Pozzato

Scroll To Top