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Attendere… un orizzonte “a cui tendere”

Attendere… un orizzonte “a cui tendere”

 

Carissimi responsabili,

un affettuoso augurio di buona continuazione del tempo pasquale.

Continuiamo ad abitare un tempo “sospeso”, in un certo senso siamo ancora nel clima del Sabato Santo, un clima di attesa e speranza. Attendere, infinito del verbo amare – diceva don Tonino Bello. Attendere non è farci l’abitudine, adattarsi, rassegnarsi: attendere porta con sé un orizzonte a cui “tendere” con pazienza, per uscire dal tunnel, non per restarci – ci dice papa Francesco.

Dopo la tensione e lo slancio iniziali c’è il rischio di cadere in una condizione di resa monotona all’emergenza, quasi di assuefazione o di scoramento. Eppure, come ci dicevamo già prima di Pasqua, questo tempo, pur così precario, può essere il tempo delle scelte. Può essere occasione per un discernimento su cosa significhi oggi essere una comunità che crede nel Signore risorto, su come può cambiare il nostro modo di guardare agli anziani, di riconoscerne il valore, di prendercene cura, su quanto è essenziale svolgere un lavoro di cura e di educazione con competenza, per il bene di tutti, su cosa significa ora avere uno sguardo allargato al mondo.

Desideriamo tanto tornare alla “normalità” o, meglio, alla vita ordinaria, ma sarà possibile solo se ci lasceremo trasformare, così da viverla in modo straordinario. Ci vuole la pazienza che questa attesa ci insegna, abbiamo bisogno di maturare in coscienza e si sa che il progredire della coscienza è lento. Ma se ci lasciamo aprire gli occhi da Gesù, come Maria di Magdala e i due di Emmaus, saremo capaci di un cambio di prospettiva, di invertire la rotta. È un processo che comincia adesso. Sapremo cambiare noi stessi? Perché solo così niente sarà come prima.

Serve una conversione dalla distrazione e dalla dimenticanza all’attenzione. Di quante cose, che prima non vedevamo, ci siamo accorti, guardando dal terrazzo o riordinando casa, quanti dettagli della natura abbiamo contemplato con stupore nel nostro orto, quanti pregi abbiamo scoperto nei nostri cari in questa forzata convivenza! Speriamo che così lo sguardo si sia affinato. Certo siamo stati distratti, noi e chi ci governava, rispetto ai segnali di preavviso che la terra e alcuni esperti ci mandavano e così siamo stati presi alla sprovvista, come le vergini stolte, rimaste senza olio. Ma possiamo imparare a diventare più attenti e a non dimenticare. E passare, così, dall’ indifferenza alla gratitudine e alla riconoscenza. Per coloro che, anche sacrificando la vita, si sono adoperati nella cura dei malati e continuano a farlo c’è ora un coro di grazie. Ma occorre perseverare. E, se la bufera passerà, come ci auguriamo, non possiamo dimenticare l’importanza della sanità pubblica, garantita a tutti, con particolare attenzione ai più poveri e più fragili, e che essa chiama in causa le scelte politiche e il dovere di contribuire da parte di tutti con le tasse. È il coraggio della prudenza, la virtù del discernimento, da chiedere allo Spirito Santo, per cercare e preparare il bene.

Anche la vita associativa, messa particolarmente alla prova nel suo essere costitutivo, ha bisogno di questo coraggio.

In questo periodo di “isolamento” abbiamo cercato nuove strade per accompagnare la vita dei soci: alcuni gruppi, la presidenza, le commissioni, il laboratorio di cittadinanza attiva si sono regolarmente “incontrati” in video conferenza, progettando percorsi di accompagnamento alla vita spirituale e associativa, di cui potete trovare traccia nel sito e nei social associativi e nelle Newsletter. Alcuni eventi in programma sono necessariamente saltati, ma è stato messo in atto quanto era possibile per mantenere i legami e suggerire qualche contributo di approfondimento. Anche per il pellegrinaggio a Monte Berico e per l’ACRissimo, che non si potranno svolgere, si sta pensando a proposte alternative a distanza da seguire attraverso i mezzi di comunicazione. Perciò vi incoraggio a seguire i siti dell’AC nazionale e diocesana, e, dove è possibile, a offrire il vostro prezioso contributo.

Per quanto riguarda la vita istituzionale dell’associazione e il cammino assembleare, la sospensione non significa “arresto”. Convocheremo a breve, in modo virtuale, il Consiglio diocesano e valuteremo insieme alcune ipotesi per il completamento del percorso, seguendo l’evolversi della situazione sanitaria e tenendo conto delle indicazioni dell’AC nazionale e dei suggerimenti della Diocesi. Intanto sarebbe cosa buona che in quei vicariati in cui non si è fatto in tempo a individuare il presidente si provi a verificare di nuovo qualche disponibilità, sperando di trovare accoglienza.

Vi saluto fraternamente, nella speranza che non sia lontano il momento in cui potremo incontrarci realmente.

Il Signore è risorto e vive accanto a noi

Caterina Pozzato

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