Home / Giovani / AC e santità popolare: Pier Giorgio Frassati

AC e santità popolare: Pier Giorgio Frassati

AC e santità popolare: Pier Giorgio Frassati

* Terzo incontro nel nostro percorso sulle tracce dei testimoni di santità legati all’Azione Cattolica. Per la spiegazione del progetto e le “puntate precedenti”, clicca QUI.

Beato PIER GIORGIO FRASSATI (1901-1925)

Chi per la prima volta incontra Pier Giorgio Frassati non può non rimanere abbagliato dalla sua solarità, dalla sua allegria, dalla sua gioia di vivere. È incredibile come riesca ogni volta a catturare l’attenzione di tutti i giovani che sentono parlare di lui o ascoltano le sue parole: parole di un giovane in cammino rivolte a noi, giovani in ricerca.

Pier Giorgio Frassati nasce a Torino all’inizio del ‘900. Suo padre è il fondatore del quotidiano “La Stampa”, sua madre una nota pittrice. Cresce in un ambiente estraneo alla spiritualità, in cui è la madre ad insegnargli una fede fatta di precetti, e fin dalla più tenera età è attento a ciò che succede intorno a lui tanto da portarlo a compiere dei gesti di sorprendente altruismo. Nella giovinezza si appassiona al Vangelo, che lo guiderà durante tutta la sua vita. Vita fatta di preghiera davanti a Cristo Eucarestia; di azione giovane ed entusiasta; e di sacrificio amorevole e incondizionato per la sua difficile famiglia e per i poveri della città. È proprio durante i suoi giri nelle case degli ultimi che si ammalerà di un grave malattia che lo porterà alla morte appena ventiquattrenne.

In questo anno di cammino sinodale in cui la Chiesa tutta ha scelto di interrogarsi su “i giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, il giovane beato Pier Giorgio Frassati sembra essere il testimone perfetto per il Sinodo perché durante la sua vita ha incarnato a pieno queste tre parole.

Ciò che più di tutto affascina della vita di Pier Giorgio è il suo essere un giovane a tutto tondo, un giovane ricco di sfaccettature in cui ognuno di noi può rispecchiarsi: nel rapporto con la sua famiglia, nella ponderata scelta degli studi di ingegneria, nella ricerca di un suo posto nel mondo e nel modo in cui vive le relazioni. «Io vorrei che noi giurassimo un patto che non conosce confini terreni né limiti temporali: l’unione nella preghiera», scriveva ai suoi amici, per i quali ringraziava Dio, e con i quali creò un gruppo dal nome bizzarro e simpatico “la società dei tipi loschi”. Con loro amava fare escursioni in montagna e divertirsi. Di lui si parla come un ragazzo pieno di allegria che amava scherzare. È la lettera che scrive alla sorella Luciana che rivela il segreto della sua allegria: «Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la Fede mi darà forza sempre allegro! Ogni cattolico non può non essere allegro: la tristezza deve essere bandita dagli animi cattolici».

Una celeberrima foto datata 7 giugno 1925, che lo ritrae mentre scala una parete rocciosa, riporta una scritta che più di tutti lo rappresenta: «Verso l’alto». Pier Giorgio era in continuo movimento: per le vie di Torino, mentre giocava e scherzava con i suoi amici, scalando le montagne. Ma dietro questo instancabile andirivieni, c’era un’unica direzione: l’Alto. Il suo amore per la montagna non fu che una parabola della sua vita spirituale. La sua fede, imparata per precetti, non si assopì mai, anzi, divenne un costante itinerario verso Dio, nella preghiera giornaliera (a volte notturna) davanti al Santissimo Sacramento e nella passione per il Vangelo che imparò a gustare.

Pier Giorgio scrisse ad un amico: «Non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere». Parole che anche Papa Francesco ha citato durante un incontro con gli universitari degli atenei romani ai quali raccomanda: «Non guardate la vita dal balcone, mischiatevi lì dove ci sono le sfide, la vita, lo sviluppo, la lotta per la dignità delle persone, la lotta contro la povertà, la lotta per i valori, e tante lotte che troviamo ogni giorno». Sono parole, quelle di Pier Giorgio e del Santo Padre, che ci mettono in guardia dal vivere alla giornata, dal giudicare il mondo da spettatori, dall’accontentarci di raggiungere piccoli traguardi che, fine a se stessi, rischiano di frammentare la nostra vita. La proposta di Pier Giorgio è quella di essere protagonisti della nostra Chiesa, del nostro Paese e del mondo nel modo che più ci appartiene, attraverso un progetto al quale siamo chiamati ad aderire. In questo senso fece la scelta di intraprendere gli studi di ingegneria mineraria per aiutare quelli che riteneva essere i lavoratori più deboli. La sua vita e i suoi scritti, intrisi di parole di discernimento, ci mostrano quanto per lui fosse importante finalizzare le sue scelte al bene dei poveri, la sua gente, a Dio, il Bene Sommo, anche se questo lo portò ad incontrare durante il suo cammino non poche difficoltà.

Nel giorno (4 luglio) in cui ricorre l’anniversario della sua morte, l’augurio è quello di lasciarci contagiare dal suo giovane entusiasmo per la vita e dal suo totale affidamento a Dio. Augurio rivolto non solo a noi giovani, ma anche al mondo adulto e ai padri sinodali, affinché possano riconoscere nei giovani il profondo desiderio dell’Alto. Alla sua intercessione affidiamo il cammino della Chiesa e dei giovani tutti.

Giulia Bin

 

Scroll To Top