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“Un tempo di grazia che ha lasciato segni duraturi”

“Un tempo di grazia che ha lasciato segni duraturi”

L’Ac nei primi anni del post concilio, nei ricordi di Giovanni Bachelet

[articolo tratto da Coordinamento del 25 novembre 2018. Clicca qui per sfogliare il numero completo]

Che cosa ricorda Giovanni Bachelet dell’impegno del padre Vittorio, nel periodo in cui è stato Presidente Nazionale dell’Azione cattolica (dal 1964 al 1973)? È questa una delle domande poste a Giovanni nel corso della Festa diocesana per i 150 anni dell’Azione cattolica, tenutasi a Vicenza domenica 9 settembre.

Giovanni a quel tempo aveva da 9 a 18 anni e dice che potrebbe raccontare meglio la parte più famigliare di quel periodo e comunque “a riprova dell’apertura mentale di mio papà – precisa – io non ero nell’Azione cattolica. Ero negli scout … negli anni delle medie e delle superiori ho capito un pochino cosa stava succedendo nella Chiesa e nell’Azione cattolica”

È stato un tempo di profondo cambiamento per la Chiesa, il vento del Concilio aveva cominciato a farsi sentire. “Tutto il mondo in cui ci trovavamo a vivere era molto meravigliato dalle tante novità, quali ad esempio dalla messa nelle lingue nazionali. Era un bel cambiamento ma non tutti si trovavano d’accordo con quanto si stava verificando. Un gruppetto, tra cui mio padre e don Costa,[1] erano molto entusiasti. È stato un momento di grande cambiamento, contestato da molti, dunque molto delicato. Il gruppo che guidava l’Azione cattolica aveva un grande rispetto della religiosità popolare, non faceva un discorso per intellettuali che potesse scartare tutti gli altri, insegnava a recitare i salmi senza rinunciare al rosario”.

Gino Lunardi

[1] Vittorio Bachelet e mons. Franco Costa sono i due nomi legati all’Azione cattolica del Concilio Vaticano II. Il primo viene nominato da Paolo VI presidente generale nel 1964, mentre don Franco Costa già dall’anno precedente ne era assistente generale.
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