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“Santa Maria ad nives” nel cuore e nelle braccia di chi l’ha reso bella

“Santa Maria ad nives” nel cuore e nelle braccia di chi l’ha reso bella

CASE DIOCESANE – Intervista a Renzo Padovan, già vicepresidente giovani e adulti, da sempre “impegnato” nella Casa di Penia

 

“Santa Maria ad Nives” è stata la realizzazione di un sogno grazie all’impegno del vescovo Arnoldo Onisto e di don Giacomo Bravo.

 

L’Albergo S. Maria ad Nives ha oramai una storia lunga di 35 anni fatta di diverse “stagioni” che l’hanno portata ad essere quella che è oggi. La prima riguarda la fase di acquisto e le prime sistemazioni. Un’altra stagione altrettanto significativa è stata quella dell’ultima ampia e importante ristrutturazione che ha impegnato alcuni anni di lavori. Renzo Padovan già vicepresidente giovani e adulti ci racconta questa “storia” con attenzione in particolare alle prima stagione.

 

Qual è la prima cosa che ti viene in mente quanto senti la parola “Penia di Canazei”?
«La Marmolada, Regina delle Dolomiti, che con il suo manto bianco ha contribuito al nome dell’Albergo “Santa Maria ad Nives” ricalcando il nome della nota Basilica Pontificia in Roma».

L’acquisizione dell’Hotel è legata al Vescovo Onisto, ma anche a tanti laici e soci che nell’esercizio delle responsabilità e nelle varie forme di volontariato ci permettono, tutt’oggi, di godere di questa struttura: quali esperienze e quali persone non possiamo non ricordare, tra i “benemeriti” di Penia?
«Senza dubbio tutti i Direttori dell’albergo, soprattutto quelli della prima ora, perché hanno dovuto molto spesso fare buon viso a cattiva sorte, in relazione alle condizioni fatiscenti della struttura, del mobilio, degli impianti e delle attrezzature che abbiamo ereditato con l’acquisto dal precedente proprietario sig. Cavulli; in particolare voglio ricordare Natale Moletta e i coniugi Elda e Gianni Corà.
Il prezioso servizio di Natale Moletta è durato complessivamente dal 1974 al 2000 nella gestione organizzativa dei campi scuola per giovani e studenti, ma in quell’arco di tempo ha trascorso a Penia come direttore della Casa tutte le vacanze estive dal 1985 al 1992, assieme alla sua famiglia. A lui oggi è dedicata la sala Tv, che prima dei lavori era la cucina.
I coniugi Elda e Gianni Corà erano incaricati per la stagione invernale. Loro hanno dovuto affrontare nel primo anno di gestione l’incubo della maxi nevicata del 1986 che ha accumulato ben 5 metri di neve bloccando ogni attività e la mobilità degli ospiti per parecchi giorni. Ma molte altre brave persone si sono succedute in questo ruolo e a tutte va il ringraziamento dell’Ac e mio personale; il loro impegno ha permesso di superare tante situazioni critiche.
C’è poi la schiera dei volontari che rappresentano l’altra pietra miliare nel miglioramento delle condizioni di ospitalità dell’Albergo S.M.N. Fin dall’inizio è stato necessario ricorrere alla disponibilità di alcune persone generose (di solito artigiani freschi di pensione) che grazie alle loro capacità e alle proprie attrezzature nel campo dell’edilizia, degli impianti e dell’arredamento potessero provvedere a tutte le manutenzioni, agli spostamenti logistici e quanto necessario per predisporre gli allestimenti adatti alla stagione da vivere: quella estiva solida ed essenziale, piuttosto di quella invernale da impostare secondo i canoni di gradimento turistico del comprensorio della “Sella Ronda” che, senza esagerare, costituisce l’attrazione invernale più gettonata al mondo ed ha il suo punto di partenza proprio ad Alba-Penia e Canazei .
Ovviamente non posso dimenticare Fernando Cerchiaro, tessitore paziente di questa operazione a fianco del Vescovo Onisto, gli Assistenti Diocesani, che hanno condiviso questa scelta, a partire da don Giacomo Bravo e don Antonio Doppio e i vari assistenti che si sono succeduti per il settore Giovani ed il Movimento Studenti. Più vicino a noi anche lo sprone di don Raimondo Sinibaldi con il piano definitivo di lavori per la ristrutturazione e l’adeguamento dell’intero complesso svolto tra il 2006 ed il 2008.

Cosa ha rappresentato nella tua storia personale e associativa l’Hotel Santa Maria ad Nives?
«Per me un luogo dove continuare ad offrire all’Associazione il mio impegno operativo, dopo una fase frenetica e avventurosa durata quasi dieci anni alla ricerca ogni anno di una casa per i campi-scuola con tutti i problemi logistici collegati. Poi è diventato per me anche un luogo di spiritualità; infatti le frequenti visite di controllo della struttura mi offrivano anche un’occasione ideale per “fare deserto“ e mettermi in atteggiamento di ascolto di Dio con l’aiuto di Maria per discernere sulle scelte personali di vita, oltre a consentirmi di assaporare la pace del luogo sia in primavera (ho presenti memorabili discese di mufloni e caprioli dal bosco che saltavano gioiosamente nello spazio tra i due fabbricati – ora chiuso dal collegamento – prima di scendere all’Avisio per bere) oppure, in autunno, durante le belle giornate, quando è sempre meraviglioso restare in contemplazione dei variopinti colori del bosco e delle cime. Per l’Ac ha sicuramente rappresentato una ripresa stabile dell’indimenticabile esperienza del Pordoi, pur nella consapevolezza che i tempi stavano cambiando. Chi accede a Penia trova il clima giusto per lasciarsi coinvolgere in questa grande armonia generata dall’incontro tra le persone e la natura che rigenerano “fede” nell’Altissimo e nel suo Creato».

Hai, tra i tanti, un ricordo particolare e che ancora oggi ti “emoziona” vissuto nell’Hotel?
«Certamente molti. Uno in particolare: la ristrutturazione della Cappellina all’ultimo piano del corpo centrale. Quando siamo entrati nel 1985 aveva una impostazione un po’ asburgica ed abbastanza tetra, con pesanti elementi lignei che generavano senso di oppressione piuttosto che accoglienza e così, nel 1988, la commissione decise di ristrutturarla. Abbiamo programmato tutto nei particolari per sfruttare il ponte del 2 Giugno. Io sono salito da solo, il 31 maggio, con il furgone rosso del Pensionato, stracarico di tutti i nuovi materiali (pavimento, perline, attrezzi, l’altare smontato, compresi i piani in pietra di Vicenza). Non so come sia riuscito ad arrivare a Penia dopo ben 15 ore di viaggio. Subito si era messa male perché al Forte Tombion, in Valsugana, ho intravisto a distanza una pattuglia della Finanza. Mi sono prontamente fermato al bar del Forte per mangiare un panino ed attendere le loro mosse. Nel giro di pochi minuti si è scatenato un super temporale, che ha fatto sparire tutti quanti erano in strada e pertanto ho avuto via libera fino alla meta.
Il giorno dopo, di buon mattino, sono arrivati i tre gruppi principali da Nove, Berbarano e Locara, costituiti da giovani e adulti, tutti artigiani, con le loro famiglie, così le mamme hanno potuto accudire i bimbi e aiutare nella preparazione dei pasti e nelle pulizie, mentre gli uomini hanno potuto dedicarsi senza sosta ai lavori di ristrutturazione, secondo il piano predisposto. In totale 35 persone.
Il primo giorno abbiamo svuotato completamente la cappellina ed iniziato il rifacimento dell’impianto elettrico oltre a dare la vernice al soffitto ligneo. Il giorno successivo sono state completate le tinte dei muri perimetrali e l’impianto elettrico. Il terzo giorno è stato completato il pavimento ed il rivestimento delle pareti con il posizionamento dell’altare, del tabernacolo e delle panche a sedere con le cassettiere a scomparsa, utili all’espansione mobile dei posti a sedere.La sera del 3 Giugno 1988 la nostra preghiera è andata al passo evangelico del “tempio che sarebbe stato ricostruito in tre giorni” e ci siamo resi conto che è stato proprio il Signore ad aiutarci in quell’impresa, che ancora oggi si può ammirare, salvo per lo spostamento del rosone con la Madonna a seguito dei lavori del 2006. Quella sera dopo la partenza di tutti gli amici sotto una neve copiosa, sono rimasto solo nella chiesetta rinnovata dove ho affisso le tavole lignee della “Via Crucis” e lì mi sono addormentato, stanco ma contento per l’obiettivo raggiunto prima dell’inizio dei campi scuola di lì a qualche giorno».

Perché secondo te un giovane o un adulto di AC dovrebbe scegliere di soggiornare nell’Hotel di Penia?
«Per rallentare la corsa frenetica della vita odierna e gustare con calma e semplicità i veri valori della vita e soprattutto imparare dalla natura la pazienza del rispetto dei ritmi di sviluppo delle persone. La bellezza di questo percorso di presa di coscienza delle nostre relazioni interiori e con chi abbiamo vicino è spesso oscurata dalla frenesia del fare e da messaggi fuorvianti, veicolati dai bombardamenti mediatici cui siamo sottoposti ogni giorno, che ci impediscono di vedere la bellezza che sta intorno a noi e di sperimentare la comunione con il creato».

 

L’INIZIATIVA

In vacanza a S. Maria ad Nives

Dopo mesi di pandemia, restrizioni e sacrifici, abbiamo tutti voglia di ritornare alla normalità. Perché allora non mettere in programma un soggiorno al “nostro” Hotel “Santa Maria ad Nives”? Situato in una cornice paesaggistica bellissima, proprio ai piedi della Marmolada, il Santa Maria ad Nives – sito: www.marianives.it – è un accogliente albergo situato a Penia, la contrada alta (1555 s.l.m.) di Canazei. Le sue 35 comode stanze, il luminoso ristorante, il rinnovato bar, la spaziosa sala riunioni e la cappella sono a disposizione per una vacanza non solo fisica ma anche spirituale. Perché allora non pensare a qualche giorno, dove potersi regalare un tempo di relax per il corpo e l’anima? Passeggiate, ciaspolate, escursioni… c’è solo l’imbarazzo della scelta. Per i soci AC è anche in vigore uno sconto del 10% sul prezzo complessivo di pasti e pernottamento. Quindi vale la doppia possibilità: prendersi un meritato periodo di riposo e sostenere l’AC “abitando” questa importante struttura, che dal 1985 viene gestita dall’Azione Cattolica vicentina. Per informazioni contattare hotel@marianives.it o al 0462.601207

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