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Ripartire con gratitudine e coraggio

Ripartire con gratitudine e coraggio

Ripartire.

È il verbo del mese di settembre: inizia il nuovo anno associativo, riprende la vita pastorale ordinaria delle nostre comunità, riparte la scuola.

Ripartire, riprendere il cammino.

C’è stato un sostare, salutare per tutti, si spera, e adesso è l’ora di andare.

Viene in mente l’invito di Paolo VI, tra poco beato, rivolto proprio all’A.C.: “Venite vicino, andate lontano”, amplificato da quello di papa Francesco il 3 maggio scorso: “Rimanere, andare, gioire”.

Ci dice che c’è bisogno di fermarsi, di attendere, ma non di attardarsi.

Ripartiamo dunque da questo dinamismo che lega il desiderio di sostare nel Signore, custodendo l’interiorità, allo slancio per l’azione. E’ il dinamismo che troviamo in “#Porteaperte”: aperte per entrare e per uscire. E’ il dinamismo che consente di abbracciare con lo sguardo l’orizzonte del mondo e di vederci dentro, in profondità nelle situazioni e in noi stessi. Uno sguardo lungo è profondo, capace di apprezzare il particolare senza perdere il senso dell’orizzonte.

Ripartiamo con gratitudine e coraggio.

Gratitudine per le belle, indimenticabili esperienze vissute ai campi scuola, per la carica ricevuta, per le persone incontrate e conosciute.

Gratitudine per il tempo di grazia che sta vivendo la Chiesa universale e locale: le parole e i gesti misericordiosi di papa Francesco, il dono della Evangelii Gaudium, la festa per la beatificazione di Paolo VI e la canonizzazione del vescovo Farina, la luminosa testimonianza di fede e solidarietà che ci offrono tanti cristiani perseguitati nei luoghi di guerra, l’opportunità di vivere proprio a Vicenza la marcia nazionale della Pace il 31 dicembre 2014.

Coraggio.

“Coraggio, sono io” è l’icona che fa da sfondo al cammino annuale dell’Azione Cattolica italiana e che troveremo nella tessera.

Il coraggio quotidiano di affrontare le piccole sfide di ogni giorno, senza chiedere sconti, il coraggio di alzare lo sguardo dalla nostra realtà locale, che pure presenta segni di crisi e fatica, per fare nostre le sofferenze dei profughi e dei popoli in guerra e commuoverci. Il coraggio di sentire nostra la vita di chi ci sta accanto.

Certo, il coraggio uno non se lo può dare, ce lo possiamo donare insieme. “Con coraggio, dice nella lettera pastorale – ‘Testimoni della gioia’ – il vescovo, siamo invitati a unificare le diverse istanze personali in una relazione autentica con Cristo che sostenga una rinnovata passione missionaria segnata dalla gratuità”

Proviamo allora a tratteggiare la pista che possiamo percorrere quest’anno.

Lo facciamo a partire dai cardini della nostra associazione: finalità educativa, attenzione al bene comune e stile di corresponsabilità.

Dare concretezza alla scelta educativa vuol dire scoprire l’importanza di educare insieme, acquisire l’attitudine a cooperare tra generazioni diverse per progettare i percorsi, dare priorità alla relazione e allo sguardo attento, capire che si educa per quello che si è, con l’eloquenza delle proprie azioni.

Vuol dire quindi essere disposti a cambiare se stessi e a liberarsi della zavorra che impedisce di aprirsi agli altri. Avere la consapevolezza che chi ha un compito educativo può incidere nella vita della persona e della società più di ogni altra forza. Compito grande e grande responsabilità.

Corresponsabilità è una delle quattro parole con la “C” che troviamo sullo stendardo associativo.

Essere corresponsabili della gioia di vivere è l’impegno preso nella XV assemblea. Passare dalla disponibilità a collaborare con i nostri parroci a quella di stare al loro fianco in modo corresponsabile è l’invito che ci viene dalla lettera pastorale del vescovo.

Come membri della comunità cristiana siamo chiamati a un duplice livello di responsabilità: quello della responsabilità individuale, non delegabile ad altri, da esercitare in coscienza, e quello della responsabilità comune. In questo tempo in cui grazie ai mezzi di comunicazione non possiamo ignorare le tragedie che colpiscono una parte dell’umanità, la corresponsabilità nasce dalla compartecipazione al dolore di questa umanità. Solo la corresponsabilità consente di realizzare legami di vita buona.

Questi legami di vita buona – Franco Miano all’assemblea nazionale invitava a contrapporre alla malavita organizzata la vita buona organizzata – passano anche attraverso la capacità di dare concretezza nelle nostre scelte quotidiane alla parola legalità.

I recenti fatti di corruzione e degrado accaduti nel nostro territorio e nella nostra regione ci hanno sicuramente turbato. Non si tratta, però, di condannare i comportamenti altrui, quanto, piuttosto, di educare noi stessi a compiere gesti e scelte quotidiane di rispetto della legalità senza svicolare, senza cercare facili alibi. È il contributo che, insieme con l’assunzione di uno stile sobrio, noi possiamo dare al bene comune, per rendere il mondo più giusto.

Buon cammino a tutti, con l’auspicio di vivere ogni esperienza associativa, parrocchiale, vicariale o diocesana, dentro il respiro della Chiesa.

Caterina Pozzato

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