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E ora buon cammino, Azione Cattolica Vicentina!

E ora buon cammino, Azione Cattolica Vicentina!

Caterina Pozzato si congeda dopo il secondo mandato da presidente diocesana.

 

Ho negli occhi l’ “allestimento” preparato con cura dagli amici dell’ACR nell’ultima giornata di studio. I portici del Seminario disseminati di segnaletica stradale per accogliere in modo originale, indirizzare e accompagnare il popolo di educatori radunati a riflettere sul loro essere educatori sempre, in tutti i contesti di vita nella città: incrocio, dare la precedenza, rallentare il passo, semaforo verde, lavori in corso, stop… e mi piacerebbe avere indicatori altrettanto chiari per leggere il percorso fatto e saper esprimere parole efficaci per coglierne i tratti distintivi, le luci, le ombre, e soprattutto le prospettive intraviste. Provo comunque a dire qualcosa, facendo tesoro di tante osservazioni e intuizioni raccolte negli incontri zonali e in consiglio diocesano.

Discernimento, a cuore aperto, per fare nuove tutte le cose: era l’orizzonte che si apriva davanti a noi tre anni fa, e che ci sta ancora davanti in tutta la sua ampiezza, e nasceva dal desiderio di stare nel cuore della Chiesa lasciandoci ispirare dai quattro principi individuati da papa Francesco in Evangelii Gaudium.

A chi abbiamo aperto il nostro cuore? Abbiamo compiuto qualche passo per avviare un processo di discernimento delle nostre proposte formative per stare dentro alla complessità del nostro tempo? Con quale stile ci siamo incontrati? Con quale passo abbiamo camminato? Quale stella ci ha guidato? Su chi abbiamo fissato lo sguardo?

Il filo rosso del discernimento ha attraversato i tre verbi che hanno segnato la rotta di questi tre anni: custodire, generare, abitare. Tre azioni, una connes- sa indissolubilmente all’altra, sulle quali abbiamo di anno in anno fermato l’attenzione, come quando ci si appoggia su uno dei due piedi per compiere il pas- so successivo, sapendo che poi toccherà all’altro. Questi verbi ci aiutano a cogliere il legame tra la fedeltà – a una storia, la storia associativa, e alla storia, il tempo che viviamo – da un lato, e il rinnovamento, la conversione che il Vangelo ci chiama a compiere per scegliere il bene. Anzi ci aiutano a capire che per essere fedeli bisogna cambiare, non restare sempre uguali, ma diventare ciò che si è.

Custodire ha a che fare con cura, memoria, interiorità, pensosità. Osservare la realtà con occhi intelligenti e conservare ogni cosa nel cuore; coltivare il dono della fede ricevuto; curare la formazione di coscienze battesimali; ascoltare i testimoni del presente e del passato; imparare a leggere la nostra vita come luogo abitato da Dio.

Ecco allora la scelta di consolidare e affinare le proposte formative e di spiritualità diocesane che costituiscono il DNA dell’associazione, rigenerate, in un certo senso, nella modalità della proposta (si pensi alla nuova proposta di Formazione in campo e ai laboratori delle giornate di studio), nell’attenzione alle diverse età e fasi della vita (è il caso della diversificazione dei campi itineranti), nello stile più cordiale, festoso e corale con cui vivere le “solite” assemblee d’inizio anno (pensiamo alla festa dei 150 anni e del cinquantesimo dell’ACR), nell’accentuazione del carattere intergenerazionale di un appuntamento prezioso come il WE Mendicanti. Così è stato per la scuola associativa diocesana, interattiva e laboratoriale. Abbiamo capito che cura dell’interiorità, studio e scuola di formazione, “parole antiche”, sono essenziali per generare il bene, per seminare con generosità in tutti i terreni, ma occorre che siano sempre aggiornate e qualificate, non scontate o improvvisate, per rendere accessibile l’ingresso a tutti, senza nulla togliere allo spessore della proposta che deve essere esigente per rispondere al bisogno di crescere coscienze libere e forti in una realtà sempre più complessa.

Il generare l’abbiamo poi vissuto come impegno a coltivare alleanze, a fare rete con chi si adopera in campo educativo e culturale, e ad esserci nelle occasioni di incontro con altre associazioni: penso, ad esempio, al Sinodo dei giovani con l’Agesci, alle giornate di studio del Settore adulti presso alcune Cooperative sociali, alla collaborazione con la pastorale giovanile e quella familiare, all’impegno per l’Iniziazione cristiana, ai tanti tavoli di lavoro cui ho partecipato in rappresentanza dell’associazione. È stato anche un riconoscerci generati da chi ci ha preceduto nel servizio, creando occasioni di incontro, ascolto e confronto con ex presidenti e ed ex responsabili diocesani, e mettendoci di mese in mese alla scuola dei testimoni della santità della porta accanto, tutte occasioni per mettere in moto sinergie e tessere antiche e nuove relazioni.

E infine abitare questo nostro tempo: prendere decisioni, assumere responsabilità, dare voce, essere parte attiva nella città, aprendosi al dialogo con le espressioni della società civile, abitare i nuovi linguaggi della comunicazione. E’ l’esercizio che stiamo vivendo in questa fase assembleare con l’assunzione di responsabilità in associazione, per le persone, la Chiesa, il territorio; è la progettazione sinodale delle scelte per il prossimo triennio; è l’impegno di arricchire e rendere efficace e trasparente la comunicazione con la nascita di un’ équipe di redazione; è il tentativo di prendere la parola per difendere la dignità della persona; è l’attenzione alla realtà sociopolitica di cui ci è preziosa sentinella il Laboratorio di cittadinanza attiva, rinnovato e arricchito di volti.

E ora buon cammino, Azione cattolica vicentina! Ti auguro di vivere la memoria, sorella della gratitudine, come finestra sul futuro, di coltivare uno sguardo contemplativo sulla realtà, di sentirti popolo, mescolandoti alla gente come il sale che dà sapore, con fraternità e mitezza, lo stile che ci hanno testimoniato Vittorio Bachelet, don Antonio Doppio e don Giacomo Bravo che ricordiamo con immutato affetto proprio in questo mese di febbraio.

 

Caterina Pozzato

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