Home / Coordinamento / La storia di PENIA ha radici lontane…

La storia di PENIA ha radici lontane…

La storia di PENIA ha radici lontane…

 

“Santa Maria ad Nives” è stata la realizzazione di un sogno grazie all’impegno del vescovo Arnoldo Onisto e di don Giacomo Bravo.

 

Per conoscere, ma soprattutto per capire l’importanza che Santa Maria ad Nives a Penìa di Canazei ha nella storia dell’AC vicentina, bisogna salire al Pordoi!

Se non si parte dal Pordoi è difficile giustificare la passione e l’impegno che ha guidato l’AC vicentina, per quasi 10 anni, a cercare e sognare Penìa.

Ma ciò significa risalire a 50 anni fa e forse questo è già un problema…

Le radici di Penìa, infatti, le ragioni che hanno portato a desiderare, cercare, scegliere, ma soprattutto ad impegnarsi per quella Casa nel cuore delle Dolomiti si possono capire solo rivisitando l’esperienza dei Campi Scuola che l’Associazione ha promosso negli anni 70 all’Hotel Pordoi, a due Km dal Passo Pordoi sul versante est, verso Canazei, in uno degli scenari, oggettivamente, più esaltanti delle Dolomiti.

I Campi Scuola, sappiamo, sono una delle esperienze più consolidate e significative nel Progetto Formativo dell’Associazione e, spesso, sono stati e sono identificati, a seconda delle diverse stagioni storiche, con i luoghi stessi dove si svolgono: pensiamo, ad esempio, cosa significa nominare Tonezza all’interno dell’AC vicentina …

Dire Pordoi, nella nostra diocesi di Vicenza per alcune generazioni significa riandare ai Campi Scuola di quella stagione straordinaria che coincide con il primo dopo concilio, con il rinnovamento dell’ACI, ma anche con le prime “mitiche” esperienze dei campi, avviati già dal 1969, insieme ragazzi e ragazze, ma, soprattutto, come prima grande scuola di formazione per presentare e promuovere l’accoglienza del Concilio.

Quella stagione storica, ma particolarmente, i contenuti, la qualità dei relatori, degli animatori, degli assistenti e i tanti giovani protagonisti di quella esperienza meriterebbero una memoria e una riflessione a parte.

Ci sono alcune foto (poche ma significative, fatte al Pordoi), una dell’estate del 73, per la visita al Campo di mons. Maverna appena nominato Assistente Generale in sostituzione di Mons. Costa e una dell’estate del 76 con Mons. Ce’ neo Assistente Generale, dove si ritrovano volti per i quali l’ACI e il suo stile di presenza nella Chiesa non è durato una sola stagione. Negli anni successivi si cambiò Casa più volte e i Campi continuarono con una crescente passione e qualità, per la gran parte animati da una generazione che era cresciuta anche “contemplando” quei monti… Credo che, anche per questo, quando venne meno il Pordoi si continuò a cercare tra le Dolomiti!

Ma per Penìa fu decisiva la volontà e la scelta del Vescovo Onisto.

Prima di tutto devo ricordare che fu don Valentino Grolla (autentico, grande promotore e “imprenditore” di una Pastorale coerente con le scelte conciliari), che, da assistente diocesano della Giac nel 1968, dopo Pieve di Livinallongo, dove andavano in vacanza anche i seminaristi, ci portò al Pordoi. E fu lo stesso don Valentino, al quale avevo confidato la speranza, fortemente condivisa dal vescovo, di poter tornare sulle Dolomiti, che nel Settembre del 1983 mi presentò “l’occasione” e il contatto per Penia. Ci sembrava quasi impossibile perché, dopo il Pordoi, avevamo trovato ospitalità in una casa della FUCI ad Alba e il Santa Maria ad Nives era a poche centinaia di metri, sulla strada che saliva al Fedaia. Il proprietario era il signor Cavalli di Piacenza e lo metteva in vendita perché, già oramai anziano, aveva figli che non intendevano continuare la sua attività. Cavalli, a sua volta, aveva acquisito l’edificio dalla diocesi di Piacenza che, probabilmente, aveva costruito il primo edificio su una antica malga e lo utilizzava per le attività di formazione e lui, che ne era l’amministratore, ne conservò il nome e lo trasformò in albergo.

Decisiva, però, da tutti i punti di vista, come dicevo, fu la volontà e l’intervento di mons. Onisto.

Devo risalire all’inizio del suo Episcopato, nell’estate del 1972, la prima estate in cui era tra noi. Venne a trovarci e trascorse una giornata al Pordoi, conquistando i giovani come sapeva fare lui, ma dimostrando anche di amare quei luoghi che aveva imparato a conoscere quando, da giovane assistente degli Scouts, organizzava i campi mobili in bicicletta e, proprio nella dependance del Pordoi, aveva trovato ospitalità. Quando il Pordoi venne meno, prima cercò di

conservarcelo intervenendo direttamente con i Fratelli delle Scuole Cristiane dell’Istituto Gonzaga di Milano che ne avevano la proprietà, poi mi sollecitò a cercare altre possibilità, perché, diceva “una Diocesi come Vicenza deve avere una Casa anche sulle Dolomiti, dove portare i giovani ma anche i preti”. Quando si presentò l’occasione di Penia nel 1983 ad incoraggiarci subito, accanto al vescovo, ci fu don Giacomo Bravo che, proprio Onisto, aveva scelto come Assistente Diocesano, dopo essere stato Rettore del Seminario, “per meglio avvicinare i preti più giovani all’Azione Cattolica” ed anche per questa ragione don Giacomo sposò subito con entusiasmo la possibilità.

Andammo, insieme con il Vescovo, nel tardo autunno a vedere l’edificio e ad incontrare il proprietario. Si cercò di contrattare, ma l’impegno finanziario richiesto era impossibile per l’Azione Cattolica e tornammo da Penia con più preoccupazioni che speranze.

Dopo qualche settimana il Vescovo, un pomeriggio che ero in sede, mi chiamò e ricordo, come ora, le sue parole: “Senti ci ho pensato: finché io sono ancora qui come Vescovo e tu Presidente è meglio decidere. Vicenza può avere finalmente una Casa sulle Dolomiti. Mi è arrivato il lascito di un prete che posso così impegnare bene. Voi però datevi da fare per il resto”. Quando tornai in Presidenza mi sembrava di volare… e non capii mai se anche l’entusiasmo di don Giacomo e la sua strategica ricerca di aiuti era partita prima ancora che il Vescovo decidesse. È certo, però, che in pochi mesi l’intraprendenza di don Giacomo, tanti piccoli prestiti di soci adulti e il volontariato di tanti giovani e adulti falegnami, idraulici, elettricisti, pittori riuscirono a rendere agibile la Casa da fine giugno e il 5 AGOSTO 1985, festa di S. Maria ad Nives, il Vescovo salì per celebrare durante un Campo animatori.

Ma questo fu solo l’inizio …

Quando nel 1986 lasciai la presidenza si era già costituita una Task force (di cui vorrei ricordare qui in particolare Renzo Padovan, volontario dalle origini…) che si rinnovò nel corso degli anni ma continuò e moltiplicò l’impegno anche con consistenti interventi strutturali e finanziari, che hanno cambiato il volto e il valore della Casa.

Ora forse è tempo di ripensare, con calma e con coraggio, alle ragioni per la quali è sorta, riandando alle radici.

Per questo ritenevo giusto ricordare che proprio nelle radici di Penia c’è una pagina davvero “alta” del servizio che l’AC vicentina ha reso in Diocesi negli anni del postconcilio e che andrebbe meglio conosciuta. Ma desidero in particolare ricordare, soprattutto ai più giovani, che quella Casa di Penia tra le montagne più belle del mondo, affidata dalla Diocesi all’Azione Cattolica, è la realizzazione di un sogno e, insieme, il dono di un Vescovo che ha portato il Concilio a Vicenza.

Sarebbe bello che la nostra Associazione rilanciando Penia non solo ricordasse con gratitudine il suo fondatore e tanti collaboratori, ma soprattutto guardasse a questa Casa come ad un luogo di alta formazione per un servizio alla Chiesa e all’umanità, come sta sognando e ci sta indicando Papa Francesco.

 

Fernando Cerchiaro

Scroll To Top