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Giornata della memoria: «Non rimaniamo in silenzio»

Giornata della memoria: «Non rimaniamo in silenzio»

«Non ci stanchiamo ogni anno di ricordare nella Giornata della Memoria la tragedia della shoah». Con queste aprole la presidente dell’AC Vicentina Caterina Pozzato interviene in occcasione della Giornata della memoria della Shoah del 27 gennaio. «Il silenzio in questo caso sarebbe un peccato. I pochi che la sorte, la resistenza, l’ostinazione hanno conservato in vita, dopo essersi portati dentro per molti anni come un segreto inconfessabile l’orrore dei campi di sterminio, hanno cominciato a raccontare quell’inferno, il mare di male di cui altri uomini sono stati capaci. E continuano, i pochissimi ancora vivi, come Enrico Vanzini, tornato vivo da Dachau, a raccontare con tenacia, soprattutto ai giovani, perché sappiano quanto è labile il confine che separa l’umanità dalla ferocia bestiale, perché abbiano cura della dignità di ogni vita e la difendano dal male».

Noi facciamo memoria di tutte le vittime con le parole di Elisa Springer, dolcissima donna, sopravvissuta ad Auschwitz:

“Si continua a mettere in dubbio, a negare che l’uomo comune abbia potuto generare i lager e in essi, cancellare milioni di esseri indifesi. Se tutto così tristemente fosse, allora la mia stessa vita, la mia sofferenza e il mio dolore, non sarebbero mai esistiti.

Ma io, Elisa Springer, figlia di Richard e Sidonie, ho conosciuto il tormento della mente e dell’anima, la solitudine della miseria umana, la negazione del sentimento della pietà,il dolore della morte degli affetti più intimi e delle persone più care,la disperazione di essere sola in questo mondo.

Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Nel fumo di Birkenau, che alzava al cielo il dolore del mondo, e spargeva sulla terra l’odore della sofferenza.

Ho visto Dio .

Ho visto Dio, percosso e flagellato, sommerso dal fango, inginocchiato a scavare dei solchi profondi sulla terra con le mani rivolte verso il cielo, che sorreggevano i pesanti mattoni della indifferenza.

Ho visto Dio dare all’uomo forza, per la sua disperazione, coraggio alle sue paure, pietà alle sue miserie, dignità al suo dolore.

Poi… lo avevo smarrito, avvolto dal buio dell’odio e dell’indifferenza, dalla morte del mondo, dalla solitudine dell’uomo e dagli incubi della notte che scendeva ad Auschwitz. Lo avevo smarrito…insieme al mio nome, diventato un numero sulla carne bruciata, inciso nel cuore con l’inchiostro del male, e scolpito nella mente dal peso delle lacrime.

Lo avevo smarrito… nella mia disperazione che cercava un pezzo di pane, coperta dagli insulti, le umiliazioni, gli sputi, resa invisibile dall’indifferenza, mentre mi aggirava fra schiene ricurve e vite di  orti senza memoria.

Ho ritrovato Dio… mentre spingeva le mie paure al di là dei confini del male e mi restituiva alla vita, con una nuova speranza: io ero viva in quel mondo di morti. Dio era lì, che raccoglieva le mie miserie e sollevava il velo della mia oscurità.

Era lì, immenso e sconfitto, davanti alle mie lacrime. Io ho vissuto per non dimenticare quella parte di me, rimasta nei lager, con i miei vent’anni”.

Tratto da Il silenzio dei Vivi.

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