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Il discernimento, cuore del documento assembleare

Il discernimento, cuore del documento assembleare

Il testo si pone non come la risposta già data alle nostre domande, ma come strumento per cercare insieme. Il discernimento è movimento vitale della vita cristiana, dono dello Spirito, stile comunitario e processo da riattivare costantemente.

 

L’Assemblea ha il compito di eleggere il nuovo consiglio diocesano per il prossimo triennio 2020/2023 e di approvare il documento che indicherà la strada dell’Associazione per i prossimi anni, in continuità con il percorso realizzato, “A cuore aperto”, come indica la proposta di documento, approvata dal consiglio diocesano.

Tale proposta di documento, o bozza, è stata messa a disposizione dei vicariati e delle parrocchie, in modo da coinvolgere la base associativa e renderla consapevole nelle scelte dell’Assemblea.
Si tratta di un documento agile, che pone il “discernimento come stile” al centro del cammino triennale dell’Ac vicentina. “Vogliamo rilanciare l’uso di “A cuore aperto” come metodo e pratica per stare dentro alle opportunità e alle sfide del nostro tempo. Ancora una volta, dunque, “il documento assembleare si pone non come la risposta già data alle nostre domande, ma come strumento per cercare insieme. Il discernimento non è un tema già trattato e che scegliamo di approfondire; è movimento vitale della vita cristiana, dono dello Spirito, stile comunitario e processo da riattivare costantemente.”

In queste pagine intendiamo riprendere alcuni ampi passaggi della proposta di documento, che ci sembrano particolarmente interessanti e, dunque, da condividere con i soci. Ci ha colpito, innanzitutto, la “lettura” della realtà sociale da cui partire per dare la nostra testimonianza come singoli, come associazione e come comunità …

 

Immersi nella realtà

Questo è il tempo che ci è dato di vivere. E in questo tempo, non in altre stagioni, abbiamo la responsabilità di cogliere i segni della presenza di Dio. È proprio questa realtà complessa, all’apparenza caotica e che a tratti ci disorienta, l’occasione favorevole per mescolarci con le persone che ci vivono accanto e per partecipare a una storia che può trasformarsi in “un’esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio” (EG 87). Ma ciò è possibile solo se attraversiamo con pazienza, a cuore aperto, questa stessa realtà, senza correre e senza cercare scorciatoie.

Il primo passo è osservare con attenzione e indagare gli snodi di questo tempo, volgere lo sguardo alle ferite che chiedono di essere sanate, lasciarci provocare dai tanti cambiamenti in atto, dalle situazioni inedite.

Ci interpella il nostro rapporto con persone e popoli diversi: l’esistenza di intere popolazioni costrette a lasciare la loro terra, la capacità reale di accogliere i migranti, l’indifferenza di molti di fronte alle sofferenze e alla morte di uomini e donne che cercano salvezza, una mentalità diffusa che sembra andare in direzione opposta alla fraternità e alla solidarietà. Ci disorienta l’uso crescente di un linguaggio aggressivo, astioso, incline all’insulto, che genera odio e razzismo. Ci colpisce il prodigioso sviluppo dei mezzi di comunicazione con la ricchezza di opportunità comunicative e informative offerte, che, tuttavia, comportano anche la fatica di interagire con un susseguirsi di notizie, a volte false o deformanti, subite passivamente.

Dobbiamo fare i conti con la ferita del degrado ambientale e della mancanza di una distribuzione equa delle risorse naturali: sorprendentemente ce lo ricordano, in un sussulto di responsabilità, proprio le giovani generazioni.

Sperimentiamo la sfida di stare in modo libero e franco nel pluralismo, sapendo prendere parola insieme, trovando una rappresentanza laica, larga e popolare, capace di porsi in alternativa al trend dominante.

Quest’ultimo nodo chiama in causa la vita della comunità cristiana e dell’associazione che sono attraversate anche da altri dubbi o quesiti: nel processo di rinnovamento dell’organizzazione pastorale della diocesi (up, vicariati, zone) su quale fronte ha più senso investire energie e progettualità? Quali bagagli sono troppo pesanti e impediscono di liberare energie nuove con coraggio e libertà? Come ripensare la proposta associativa in modo che sia sostenibile, nei tempi e nelle modalità che propone, a livello economico e soprattutto umano?

Come dar vita a comunità adulte che sappiano testimoniare la fede ai più giovani e garantire spazi di protagonismo al mondo giovanile? Quali attenzioni avere nel proporre percorsi di crescita e maturazione nella fede per giovani e adulti? In che modo valorizzare a beneficio di tutti la testimonianza di fede e di fedeltà all’associazione dei più anziani?

Come non essere escludenti rispetto a nuove forme di convivenza familiare e all’amore omosessuale?

Tra le molte questioni possibili, proviamo ora ad accogliere due snodi significativi per la nostra esperienza concreta. (…)

Il documento propone, a questo punto, due esempi di approfondimento che ci interpellano per una prima interpretazione rispetto alla realtà: la questione ambientale e l’iniziazione cristiana. Ciascun gruppo, presidenza, comunità che pratica il discernimento potrà di volta in volta individuare la questione che ritiene più significativa per la realtà che vive.

La bozza di documento indica successivamente in un brano degli Atti (18, 1-11) la “provocazione” per noi: Paolo lascia Atene, dove ha sperimentato la fatica del rifiuto, e si reca a Corinto, dove si intrecciano mondi e culture diverse. Proprio qui, pur tra tante difficoltà, i cristiani provano a percorrere, sotto la guida di Paolo, strade nuove, illuminati dallo Spirito Santo.

Dopo questa parte, che è per noi uno stimolo alla riflessione perché troviamo testimonianza di come lo Spirito apra lo sguardo dei cristiani al di là di quello che possono vedere nell’immediato, il documento entra nel vivo. (Si sceglie, qui di mantenere la stessa numerazione del documento per facilitare l’identificazione della parte riportata).

 

3. Ancora A cuore aperto: il discernimento come stile

Scegliamo di porre ancora la dinamica del discernimento al centro del cammino triennale dell’AC vicentina. Vogliamo rilanciare l’uso di “A cuore aperto” come metodo e pratica per stare dentro alle opportunità e alle sfide del nostro tempo. Ancora una volta, dunque, “il documento assembleare si pone non come la risposta già data alle nostre domande, ma come strumento per cercare insieme”. Il discernimento non è un tema già trattato e che scegliamo di approfondire; è movimento vitale della vita cristiana, dono dello Spirito, stile comunitario e processo da riattivare costantemente.

 

3.1 La forma di questo documento

La struttura del presente documento richiama proprio “A cuore aperto”. Nella prima parte abbiamo accolto la realtà che ci interpella: due situazioni esemplificative diverse fra loro, entrambe complesse e rispetto alle quali abbiamo offerto una prima interpretazione che però si chiude con delle domande: non è questo il luogo in cui offrire una risposta che ci illuda di essere valida sempre e per tutti i contesti di pratica. Il discernimento richiede soggetti particolari (responsabili, gruppi, presidenze, commissioni, ecc.) che dal proprio specifico punto di vista accolgono e interpretano tali questioni. Abbiamo poi cercato luce nella Parola di Dio, lampada ai nostri passi, e con il desiderio di custodire vivo il cuore della proposta associativa rilanciamo il processo di discernimento ispirandoci ai quattro principi individuati da papa Francesco in Evangelii gaudium.

In questa terza parte vogliamo mettere a fuoco alcuni snodi delicati e decisivi, sui quali sentiamo di aver faticato di più. Possono aiutarci nella “messa a punto” di “A cuore aperto”, che rimane lo strumento di riferimento. Li accogliamo, nel triennio che inizia, come spunti per migliorare il nostro discernimento comunitario.

 

3.2 Nella complessità

Sappiamo bene che in un tempo inquieto e di grandi trasformazioni come il nostro, la tentazione di semplificare è forte e ricorrente: cerchiamo facili certezze o soluzioni, rifiutando la complessità vitale della realtà – abitata dal Signore Gesù, e la complessità che ogni persona, ogni cuore porta in sé. Ma come è avvenuto per san Paolo, se ci lasciamo cambiare lo sguardo una situazione come quella di Corinto da problema diviene potenzialità; un’occasione per liberarci di sovrastrutture e spendere il nostro impegno missionario con creatività e audacia.

Ribadiamo dunque la rinuncia a una riduzione semplicistica delle questioni che ci interpellano. La tradizione associativa ci guida nell’affrontare insieme le sfide grandi e piccole che abbiamo davanti senza ricercare facili risposte a situazioni complesse, nello stile del populismo, ma tentando di scorgere in esse l’azione dello Spirito.

 

3.3 Insieme

La vocazione a discernere i segni dei tempi coinvolge tutto il popolo di Dio. Sentiamoci allora chiamati a praticare il discernimento insieme, in una perenne riscoperta della nostra dignità battesimale e consapevoli del servizio prezioso che, attraverso il discernimento, offriamo al mondo e in esso alla chiesa.

Scegliere di discernere insieme significa anche chiederci come stiamo, e tenere conto della concretezza di sentimenti e percezioni che abitano il nostro cuore quando ci riuniamo. Questa attenzione alla persona ci chiede spesso di decentrarci per fare spazio a chi cammina con noi, alla sua storia, idea, punto di vista. Il dialogo diviene allora uno stile di relazione, e ci permette di vivere il discernimento con libertà, franchezza e fraternità: consapevoli che siamo chiamati a condividere il processo di discernimento, non ad elaborare un’omogeneità assoluta che annullerebbe la pluralità che viviamo in associazione.

 

3.4 Un’esperienza di fede

Accade talvolta che camminiamo accanto al Signore senza rendercene conto. Non dimentichiamo allora di invocare il discernimento come dono spirituale. L’esperienza del discernimento può essere favorita da un metodo, ma è anzitutto un’esperienza di fede, personale e condivisa. Non tanto una tecnica decisionale, quanto un dono dello Spirito che opera in noi, nella libertà del nostro dialogo con Dio custodito nella coscienza, “spazio interiore dell’ascolto della verità del bene” (papa Francesco).

Impegniamoci dunque a pregare insieme perché il discernimento diventi sempre più uno stile di vita spirituale, un atteggiamento di fede che va aldilà dei “momenti forti” in cui lo esercitiamo insieme.

 

3.5 Per scegliere

Lo snodo su cui forse fatichiamo maggiormente è quello della scelta. Il processo di discernimento ci porta a elaborare scelte condivise, decisioni che ci sbilanciano e compromettono, prese di posizione che comportano rischi. Scegliamo consapevoli che l’esito del nostro impegno responsabile sarà a sua volta oggetto di verifica, in un processo che continua. Ma un discernimento incapace di giungere a una scelta non è discernimento.

Ogni scelta concreta è incarnazione, passo del cammino, e sempre richiede coraggio. Troppo spesso, davanti alla necessità di scegliere, ci facciamo frenare dal timore del conflitto, dimenticando che esso “dev’essere accettato” per “risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo” (EG 226-227). Ma l’unità prevale sul conflitto se non lo temiamo e lo abitiamo in un’ottica di reciprocità, scommettendo che il punto di arrivo sarà quello che troveremo insieme, nella pluralità delle differenze, e non la sopraffazione di un vincitore su uno sconfitto.

 

3.6 Con la sapienza del tempo

Un ultimo snodo riguarda il fatto che il discernimento richiede tempo. Non è un’azione che si improvvisa, soprattutto nella pratica comunitaria e associativa che scegliamo di condurre insieme. Ricordiamoci che è esperienza di tutti, ciascuno al suo passo e con la sua storia, e scegliamo di viverla come popolo di battezzati, nella fraternità cara alla nostra associazione. È necessario pertanto coltivare l’umiltà di “perdere tempo” imparando a vestire i panni dell’altro, anche rischiando di capovolgere il nostro punto di vista, e a non cedere a logiche di iper-efficientismo che troppo spesso ci farebbero preferire l’opzione solitaria e sterile della decisione del singolo. Camminando insieme, corresponsabili del cammino di tutti, capiamo davvero che sapienza fa rima con pazienza.

Infine la chiusura, con l’affidamento del documento a tutti gli organismi associativi, ai singoli gruppi e ai soci, “con l’auspicio che sia strumento per progredire insieme nella prospettiva del discernimento” … A cuore aperto

Caterina Pozzato

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