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Affrontare la complessità con la “Gioia del Vangelo”

Affrontare la complessità con la “Gioia del Vangelo”

Al convegno ecclesiale di Firenze il Papa ha esortato la Chiesa italiana a lavorare sulla Evangelii Gaudium. Ecco un commento all’esortazione pastorale pubblicato su Coordinamento.

Per una realtà come l’Azione Cattolica, l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di papa Francesco appare come un punto di riferimento imprescindibile per la missione che la caratterizza: «un laico di AC sarà chiamato in prima persona al difficile ma straordinario compito di annunciare Cristo, sempre ricordando che un cristiano può evangelizzare gli altri solo se egli stesso, in prima persona, è evangelizzato» (AC: missione possibile, AVE, p. 28). Scritto con un linguaggio “diretto”, poco clericalese, e attento in modo particolare alla sinodalità (espliciti i riferimenti alle varie Conferenze Episcopali Mondiali, come pure al Sinodo dei Vescovi sulla Nuova evangelizzazione celebrato dal 7 al 28 Ottobre 2012), il documento affronta la questione dell’annuncio del Vangelo rispetto alle sfide e domande poste dalla contemporaneità ed evidenzia fin da subito come, in tale contesto, «movimenti  e altre forme di associazione siano una ricchezza della Chiesa che lo Spirito suscita per evangelizzare tutti gli ambienti e tutti i settori» (29).

FARSI CARICO DELLA COMPLESSITA’ Ciò comporta farsi carico della complessità del reale, complessità che l’esortazione raccoglie attorno a quattro tensioni. La prima è interna alla natura stessa della Chiesa: si tratta del rapporto tra Spirito ed Istituzione, in quanto la Chiesa è continuamente chiamata a confrontarsi con la libertà della Parola di Dio, che si esprime in forme e modi spesso imprevedibili (22). Tutto questo evita «una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti» (49). Vi è poi la tensione tra la particolarità e unità, giacché ogni realtà ecclesiale è incarnata in realtà concrete e diversificate, non riducibili a mero centralismo. Da qui la fatica non solo di cogliere  e riconoscere l’agire di Dio nella storia, ma impegnarsi in prima persona per portare il Vangelo, per annunciare il kerygma. In altre parole, si tratta di operare una vera e propria «trasformazione missionaria della Chiesa» (109). Proprio per questa complessità, infine, il Papa ribadisce «che si deve attendere dal magistero papale una parola definitiva o completa su tutte le questioni che riguardano la Chiesa e il mondo» (16). E prosegue: «Non è compito del Papa offrire un’analisi dettagliata e completa sulla realtà contemporanea, ma esorto tutte le comunità ad avere una “sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi”» (51), giacché «né il Papa né la Chiesa posseggono il monopolio dell’interpretazione della realtà sociale o della proposta di soluzioni per i problemi contemporanei» (184). È appello che l’Azione Cattolica deve sentire proprio, in virtù di quel duplice sguardo che la contraddistingue: «[guardare] l’unica Chiesa; ma anche stare nella Chiesa guardando alla città, al territorio, al mondo intero e a cercare in essi quanto fa unità» (Progetto Formativo, Introduzione, 1).

RECUPERARE LA SPIRiTUALITA’ Si tratta di recuperare in questo tempo di grazia, in cui «i Laici sono semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio » (102) la spiritualità dei 30 anni di Nazareth, a cui lo stesso Gesù si è formato: «[il tempo di Nazareth] è un tempo così normale e quotidiano che non fa notizia e sembra non avere nulla da dirci. È normale come la vita di ciascuno di noi e assomiglia tanto alla nostra vita di laici, così normale da non poter essere racconta e da sembrare insignificante per la fede, per la missione […]. È Vangelo, da parte del Signore, condividere la vita degli uomini; nel silenzio, perché tale esperienza vale in sé, e se la Parola serve, serve a dire la grandezza dell’umanità salvata» (Progetto Formativo, Formati a immagine di Gesù, p.129). Questo permette di osservare la realtà in modo nuovo, con più speranza e coraggio, consapevoli che «vivere fino in fondo ciò che è umano e introdursi nel cuore delle sfide come fermento di testimonianza, in qualsiasi  cultura, in qualsiasi città migliora il cristiano e feconda la città» (75).

Allora appare pertinente il monito che il papa rivolge a tutti noi, partendo dalla stessa icona biblica della samaritana al pozzo: «le sfide esistono per essere superate. Siamo realisti, ma senza perdere l’allegria, l’audacia e la dedizione piena di speranza! Non lasciamoci rubare la forza missionaria!» (109). Solo così, convertito dalla gioia intrinseca del Vangelo, riuscirò a comprendere finalmente che «se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita» (274).
Davide Viadarin

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