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Abita(n)ti, viaggio in tre città del Nuovo Testamento

Abita(n)ti, viaggio in tre città del Nuovo Testamento

 

Sabato 7 settembre ho avuto il piacere di coordinare la tavola rotonda dell’assemblea diocesana. A dialogare di cittadinanza a partire dal titolo-tema Abita(n)ti c’erano Chiara Luisetto, già sindaco di Nove, Luca Marcelli, responsabile nazionale Acr, e Fabio Pizzul, consigliere regionale in Lombardia e già presidente dell’Ac milanese. Proprio una frase di Pizzul sintetizza lo stile della conversazione: “le persone si incontrano, le idee si discutono”. La tavola rotonda, infatti, è stata ricca nel confronto di riflessioni e input, ma anzitutto amichevole nell’incontro con tre persone che hanno raccontato la loro esperienza di responsabilità, associativa e politico-amministrativa. Nel presentarsi, gli ospiti si sono lasciati provocare dal verbo “abitare”, e così Luca Marcelli ha parlato delle varie “chiavi di casa” che porta con sé, Chiara Luisetto ha raccontato le radici associative del suo impegno politico, e Fabio Pizzul del suo essere uomo di confine (“da lì possiamo abitare in maniera creativa e generativa le nostre città; aperti agli altri e mettendoci in discussione”). Abbiamo scelto poi di proseguire la conversazione dandole la forma di un viaggio in tre città del Nuovo Testamento, dalle quali abbiamo ricavato un immaginario di fondo per affrontare alcuni nodi decisivi rispetto alla cittadinanza e all’essere abitanti/ abitati, oggi.

La prima tappa è stata Cafarnao (Mc 1-2), luogo della dimora e della missione, dove la casa è stata scoperchiata perché un paralitico incontrasse Gesù. “Come quel paralitico” ha spiegato Marcelli “anche i ragazzi rischiano di essere esclusi dal contesto in cui si svolge la vita dei grandi. Dobbiamo imparare non tanto a lasciare spazio ai ragazzi (come destinatari in attesa) quanto a fare spazio a loro, protagonisti!”. E ricordando il 50° compleanno dell’Acr ha proseguito: “L’intuizione profonda dell’Acr è proprio quella di un fare spazio ai piccoli perché possano vivere una santità corrispondente alla loro età”. Chiara Luisetto ci ha raccontato cosa voglia dire “abitare le relazioni nella mia famiglia di 5000 persone. Dando molto tempo all’ascolto e attenta a non cristallizzare i processi e le richieste profonde che avevo davanti”, mentre Fabio Pizzul ha indagato la “soglia” dei beni comuni: “possono usarli tutti, ma non sono di qualcuno, e devono essere gestiti insieme agli altri”; “per curare i beni di tutti dobbiamo riappropriarci del cielo, che è di tutti”.

Seconda tappa nella metropoli Corinto (At 18), per parlare di popolarità e complessità. Pizzul: “La complessità si abita da uomini e donne, superando i rischi dell’astrazione (che diventa ideologia) e della macchina-sistema che funziona perfettamente grazie a un algoritmo ma che dimentica la vita concreta delle persone”. “Nella complessità” ha aggiunto Luisetto, “bisogna imparare a vivere il conflitto senza evitarlo o peggio cavalcarlo”. Marcelli ha ragionato sul binomio popolarità-populismo: “Chi riduce il popolo a cornice di un potere ha bisogno di semplificare per costruire il consenso. Così però c’è un popolo contro. Noi sogniamo un popolo per, perché il Vangelo non è di tutti ma è per tutti”; “un bambino abita la complessità se gli offriamo miniature, non semplificazioni”.

Terza e ultima tappa, naturalmente, la Gerusalemme celeste (Ap 21), segno di pluralità riconciliata e fraternità. È stato bello cogliere l’esperienza della fraternità anche tra amministratori, con Luisetto che specifica: “in ambito sociale fraternità significa ricordarsi che gli ultimi sono quelli che devono essere primi nel tuo pensiero e nel tuo impegno”. Pizzul ha preso spunto dalle misure perfette ma eccedenti della Gerusalemme celeste: “è necessario credere nell’eccedenza, perché ciascuno ha in sé il germe di qualcosa di molto più grande”; “non perdiamo il gusto di sognare insieme e in grande!”. Luca Marcelli ha ribadito come la fraternità sia una priorità per l’associazione durante il cammino assembleare: “la responsabilità è sempre un dono nella vita di una persona, una grazia, perché si riceve molto più di quel che si dà. Certo, avvertiamo la responsabilità come un dono quando non siamo soli. E dunque la fraternità è lo stile con cui accompagnare il processo democratico, in Ac e non solo”. Spazio infine al dibattito, per rilanciare ancora una volta su cosa voglia dire abitare insieme, oggi, qui.

 

Enrico Zarpellon

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