Cari amici,
conclusa la quarta edizione del convegno che la Chiesa italiana celebra ogni dieci anni provo a scrivere alcune cose (ancora a caldo) di quella che é stata una esperienza molto intensa sia sotto il profilo della esperienza di fede, di chiesa, dei contenuti e anche dei ritmi...
Il clima che si é respirato nel corso della settimana é stato senz'altro positivo: molto fermento nei dibattiti (specie da parte di noi laici), ascolto e rispetto reciproco, clima di unità non solo apparente pur con la presenza di giuste e legittime diverse accentuazioni, clima di fiducia pur nella consapevolezza e nel realismo dei problemi (alcuni gravissimi) del tempo odierno.
Tra i filoni tematici e le questioni affrontate mi pare che le seguenti meritino una sottolineatura particolare.
Il cuore del Convegno é stata la speranza in Gesù Cristo risorto. E' lì la fonte della nostra speranza: la risurrezione che rappresenta, come ha detto Papa Benedetto XVI, “il mistero della nostra salvezza (…). Ma la cifra di questo mistero è l’amore e soltanto nella logica dell’amore esso può essere accostato e compreso”. Su questo elemento il Papa ha insistito davvero molto, tanto quasi da richiamare il primato dello spirituale a noi tanto caro...
Da lì, da questo mistero, riparte la Chiesa italiana, ogni credente, e anche la nostra associazione. Personalmente l’ho sentito come l’invito a riconoscere, dentro la fatica, i problemi (tanti, non pochi drammatici, molti - anche pastorali - di non facile soluzione), la complessità dell’oggi, i segni di Speranza che il Signore pone lungo la nostra storia personale e comunitaria. E' questa una certezza che non vuole essere vuota consolazione ma abito spirituale che dovrebbe caratterizzare la nostra ordinarietà. Mi sembra questo un punto fondamentale oggi anche all'interno della nostra chiesa e della nostra associazione dove c'é spesso la tentazione che la consapevolezza per i problemi (ripeto molti e non semplici) si trasformi in depressione pastorale e associativa, sconforto al limite della disperazione, sfiducia nel domani... atteggiamenti propri di chi non riconosce che questo tempo é comunque e sempre tempo abitato dalla Speranza. Su questo versante credo dobbiamo affinare la nostra capacità di discernimento, aiutandoci reciprocamente a leggere anche le difficoltà e le sofferenze del tempo presente anche e prima di tutto con gli occhi della fede.
L’altro elemento prezioso e a noi molto caro è stato il richiamo forte al Concilio Vaticano II. E’ questa la strada sulla quale la nostra Chiesa continuerà a camminare. E’ una certezza che ci dà sicurezza e per la quale vogliamo dare il nostro piccolo ma appassionato contributo.
Un altro aspetto per me molto interessante é stata la sottolineatura continua (quasi ossessiva) sull'importanza della formazione personale, una formazione (per dirla con le parole della bella relazione di Paola Bignardi) "non strumentale e non finalizzata solo al servizio". Su questo aspetto dobbiamo riuscire ad innescare una riflessione che coinvolga anche le nostre comunità locali: questa formazione personale deve diventare una priorità anche pastorale, altrimenti le indicazioni di Verona sono destinate a rimanere lettera morta.
Un'altra questione di grandissima rilevanza é quella antropologica: quale idea di uomo e quale rapporto tra questa idea e gli sviluppi scientifici e tecnologici? Si aprono al riguardo interrogativi vastissimi e drammatici rispetto ai quali non possiamo sottrarci.
Infine questo è stato il convegno della fiducia nel laicato espressa a più voci e in molti modi. In tale prospettiva mi ha colpito positivamente il fermento registrato nei dibattiti di Verona, la voglia di partecipare, di confermare come laici la dedizione matura alla nostra Chiesa, in una comunione che costituisce elemento sostanziale della stessa testimonianza cristiana. Al riguardo infatti appare evidente che la comunione é elemento fondamentale e imprescindibile per testimoniare il Signore, oggi più che mai in un contesto pluralista e frammentato. Si tratta di capire come la comunione sia anche il luogo della valorizzazione della ricchezza delle diversità e non la sua mortificazione. In questo senso credo che forse occorra ripensare luoghi, metodi e momenti in cui si dibattono le diverse scelte. Come responsabili occorre educarci ad individuare il momento, il luogo e lo spazio pù idoneo per dire cose diverse. Su questo aspetto credo che come laici dobbiamo ancora confrontarci e crescere.
Poi alcune scelte si possono anche trasformare in progetto politico e allora entriamo nell'ambito del possibile dove nostro compito non é schierarci ma verificare il merito delle questioni.
La valorizzazione del laicato e il modo di vivere la comunione nella Chiesa saranno con ogni probabilità le sfide sulle quali tutti saremo chiamati a misurarci nei prossimi anni.
Lauro Paoletto
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